L’amicizia vuol dire anche essere sulla stessa lunghezza d’onda e un nuovo studio spiega perché con le persone più intime possiamo letteralmente condividere le onde celebrali. La ricerca, di cui parla il New York Times, è stata condotta dal team di Carolyn Parkinson, scienziato cognitivo dell’Università della California, a Los Angeles e suggerisce che il cervello degli amici è eccezionalmente simile al nostro quando si tratta di percepire il mondo circostante e questo si può evincere dalle onde cerebrali.

Nello studio, agli amici è stata mostrata una serie di video brevi e diversi tra loro (dai pericoli del football universitario a commedie dell’attore Liam Neeson). Monitorando le scansioni cerebrali, gli scienziati hanno scoperto che gli schemi di risposta neurale evocati dai video erano gli stessi in amici intimi, ma non in due persone non amiche. Le prove erano così forti che i ricercatori potevano dire immediatamente quali persone del gruppo erano amiche, basandosi solo sulle loro scansioni cerebrali.

“I risultati suggeriscono che due amici possono essere simili nel modo in cui prestano attenzione ed elaborano il mondo che li circonda – spiega Carolyn Parkinson -. Questo processo di condivisione fa sì che tra due persone scatti qualcosa più facilmente e abbiano quel di tipo di interazione sociale perfetta, da sembrare così gratificante“. La ricerca, pubblicata su Nature Communications a fine gennaio, fa parte di un ampio catalogo di analisi degli scienziati sui meccanismi dell’amicizia. “È uno studio incredibilmente ingegnoso, dire che gli amici si assomigliano tra loro non è una espressione superficiale, ma è una cosa insita nella struttura profonda del loro cervello”, spiega al New York Times Nicholas Christakis, autore dello studio ‘Connessi: il potere del nostro network sociale e come modella il nostro mondo’.

Lo studio su Nature