“Amicizia forte” con gli Stati Uniti e sostegno all’attacco in Siria. Ma l’operazione militare “non può e non deve essere l’inizio di una escalation, ma una spinta per i negoziati“. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla dopo una telefonata con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La questione siriana, come già si era capito durante le consultazioni al Quirinale, cade sulla politica interna. “Non è il momento dell’escalation – dice Gentiloni – è il momento di mettere al bando le armi chimiche, della diplomazia e del lavoro per dare stabilità e pluralismo alla Siria dopo sette anni di un conflitto tormentato e terribile”. Il capo del governo ha sottolineato, soprattutto, che l’Italia non ha partecipato all’attacco e che “il supporto logistico che forniamo agli Stati Uniti, in questo caso particolare abbiamo insistito e chiarito che non poteva in alcun modo tradursi nel fatto che dal territorio italiano partissero azioni direttamente mirate a colpire la Siria”. Insomma l’Italia ha detto agli Stati Uniti che dalle basi che si trovano qui non potevano partire gli attacchi diretti verso il Paese del Medio Oriente.

Ma nel frattempo le bombe sulla Siria provocano anche un’ulteriore rottura nel centrodestra. Il primo leader politico italiano a parlare dopo la missione notturna di americani, ingliesi e francesi è stato infatti Matteo Salvini, segretario federale della Lega: “Pazzesco, fermatevi” scrive su twitter. Ma la risposta arriva direttamente da Silvio Berlusconi: “In queste situazioni – dice – meglio non pensare e non dire nulla”. Anzi, incalza, è il momento “serve un governo forte e autorevole, quello del centrodestra, perché oggi purtroppo siamo arrivati ad una situazione in cui abbiamo un governo che non conta niente”.

Sarà Gentiloni a riferire al Senato martedì prossimo, dopo aver sentito la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati. Anche il presidente della Camera Roberto Fico ha chiesto all’esecutivo di riferire al Parlamento. Nella sua dichiarazione, a Palazzo Chigi, il capo del governo ha ricordato che “in questi sette anni l’Italia ha sempre sostenuto che la crisi siriana non poteva essere risolta con l’uso della forza e che l’illusione che con l’uso della forza si sarebbe arrivati alla cacciata del dittatore Assad prima di sedersi al tavolo del negoziato, era appunto un’illusione pericolosa per le prospettive di soluzione della crisi”. Per Gentiloni “non è troppo tardi per lavorare alla soluzione della crisi” e “quello che è successo e deve restare circoscritto a questa notte” perché “può essere un ulteriore campanello d’allarme, uno stimolo, una spinta a ridare centralità al processo di dialogo e di negoziato”. Il presidente del Consiglio ha ribadito poi che “l’azione di questa notte non può e non deve essere l’inizio di un’escalation: questo è quanto l’Italia a tutti i livelli, dai governi, alle diplomazie, ai rapporti tra autorità militari ha ribadito e continuerà a ribadire nei prossimi giorni”.

Tutta la politica italiana ha preso posizione dopo l’operazione militare decisa da Washington, Londra e Parigi. Lo ha fatto a più riprese il leader della Lega Matteo Salvini. Prima su twitter: “Stanno ancora cercando le ‘armi chimiche’ di Saddam, stiamo ancora pagando per la folle guerra in Libia e qualcuno col grilletto facile insiste coi ‘missili intelligenti, aiutando per altro i terroristi islamici quasi sconfitti” polemizza. Berlusconi lo rintuzza: “In questi casi meglio non pensare e non dire niente”. Ma il capo del Carroccio insiste fino a sostenere l’intervento del governo: “L’attacco alla Siria di questa notte è sbagliato. Apprezzo l’intervento di Gentiloni che non ha concesso le nostre basi”. “I missili lanciati contro la Siria – ribadisce Salvini – sono uno sbaglio perché danno fiato ai terroristi islamici. Le controversie internazionali non vanno risolte coi missili cosiddetti intelligenti, ma con il dialogo“.

Berlusconi invece ne approfitta per dire che, con l’acuirsi della crisi siriana, “Trump ha voluto avere al suo fianco la Francia e il Regno Unito, questo vuol dire che dovremmo con sollecitudine avere un nostro governo. Questa crisi deve accelerare la sua formazione”. Più precisamente “serve un governo forte e autorevole, quello del centrodestra, perché oggi purtroppo siamo arrivati ad una situazione in cui abbiamo un governo che non conta niente” (e anche in questo segna una differenza con Salvini che aveva appena “apprezzato” Gentiloni). Nel merito il leader di Forza Italia ricorda che “si tratta di un attacco su obiettivi precisi contro siti legati alla produzione di armi chimiche che traduce il principio internazionale di condanna di queste armi“. Su facebook parla invece la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni secondo la quale l’attacco in Siria è “fuori dalla legalità internazionale in assenza di un pronunciamento dell’Onu sui presunti attacchi chimici. Evidentemente i disastri causati in Libia non hanno insegnato nulla. L’Italia non assecondi questa pericolosa deriva”.

Per i Cinquestelle parla il leader Luigi Di Maio: “Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l’Unione Europea debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell’invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull’uso di armi chimiche da parte di Assad. Su questo aspetto, in particolare, mi auguro che anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si mostri coeso“. Il leader del M5s sottolinea l’urgenza del “lavoro della diplomazia” e la necessità di incrementare “i canali di assistenza umanitaria”. “L’uso di armi chimiche – conclude – è intollerabile ma mi auguro che l’attacco di oggi resti un’azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l’inizio di una nuova escalation“.

Il segretario reggente del Pd Maurizio Martina e il responsabile Esteri del partito Piero Fassino hanno espresso il sostegno alla linea di Gentiloni, ripetendo che “è necessario rilanciare il massimo impegno politico e diplomatico per bandire l’uso criminale di armi chimiche, fermare le violenze e restituire la parola al negoziato come unica strada”. Liberi e Uguali, con il leader Piero Grasso, puntualizza che “i bombardamenti in Siria non aiutano a risolvere quella che da anni è una vera tragedia umanitaria con migliaia di morti innocenti e milioni di profughi. L’attacco chimico è l’ultimo di una serie di crimini ignobili contro cittadini innocenti. E’ necessario fermare immediatamente ogni azione di attacco per impedire una pericolosa escalation”.

Intanto nella notte è apparso in cento città lo striscione di CasaPound: “L’aggressione Usa aiuta i terroristi. No alla guerra in Siria”. Il segretario nazionale del partito di estrema destra, Simone Di Stefano, ha spiegato tra l’altro che l’attacco si basa su “una serie di fake news diffuse ad arte, rappresenta un attentato alla pace mondiale e alla sicurezza dell’Europa”.