di Fabio Grasso

Come al solito c’è un dibattito fiume, sui media, riguardante il veto imposto da Luigi Di Maio su Silvio Berlusconi, come condizione irrinunciabile per la formazione del governo. Come al solito, esperti, giornalisti, politici, opinionisti annegano in un fiume di parole, tendenzioso e di comodo. Nessuno è riuscito a spiegare perché il veto in questione possa essere considerato giusto o sbagliato. Questi sono i motivi per cui, a mio parere, Di Maio ha ragione.

Da più parti si afferma che Berlusconi sia legittimato da circa cinque milioni di voti, espressi su schede che riportavano, chiaramente, il suo cognome. E’ vero, come al solito, c’è uno zoccolo duro che continua a votare Silvio e che, probabilmente, continuerà a votarlo a prescindere da tutto e tutti, fino alla sua scomparsa. Ecco, questo è il punto, che tutti coloro che discutono sul fatto non dicono o evitano di dire.

Ci possono essere molte ragioni per cui gli elettori hanno votato nuovamente “Berlusconi”. E possono essere esattamente cinque milioni di ragioni, una ragione differente per ogni voto. Potrebbe essere la simpatia, perché è il meno peggio, per stima, convenienza, emulazione, sadomasochismo, perché si è fatto da solo, perché, tutto sommato, che male ha fatto… Tutte le motivazioni sono identicamente giuste, sacrosante e rispettabili essendo ragioni di cittadini elettori. Questa è la volontà democratica degli italiani, così per come è stata espressa. Viceversa, Di Maio non può e non deve esercitare alcuna preferenza democratica libera, nel pieno della Sua autodeterminazione civica. Di Maio compie una scelta istituzionale che non può essere dettata da simpatie, antipatie, convenienze o credenze. Di Maio giudica dal punto di vista politico, di merito, in base alla presentabilità della persona in questione.

Per fare un esempio, potrei alludere alla Coca-cola. La Coca-cola è Berlusconi. I consumatori acquistano la bevanda in base alle loro preferenze personali, dettate più dal gusto e dalla sete del momento, piuttosto che da una analisi sul contenuto della bevanda e dell’azienda. Possono farlo anche per moda o perché piace la lattina con la scritta. Chi se ne frega se è nociva! Questa è una scelta elettorale e libera. Chi compra azioni in borsa, viceversa, non comprerà le azioni della Coca-cola in base al gusto o alla sete ma analizzando i bilanci societari, passivo, attivo, tutta una serie di indicatori economici sullo stato di salute dell’azienda. Ecco, questa è la scelta istituzionale, politica e tecnica, non libera. Per questo Di Maio sta ponendo un veto che i media fanno finta di non capire o colpevolizzare. Viceversa coloro che affermano che i veti sui nomi sono improponibili, addirittura antidemocratici, se a una prima analisi fanno una scelta che può apparire garante e per il bene del Paese, in realtà non stanno rispettando loro per primi il carattere istituzionale, non libero, delle loro scelte.

Il paragone con gli analisti di borsa è azzeccato. Come i politici, anche gli operatori finanziari gestiscono denari, voti democratici, affidati loro da terzi, gli elettori. I borsisti operano scelte tecniche, non di palato. Per inciso, per questo è assolutamente tassativo il rispetto del vincolo di mandato, visto che i proventi devono essere dati agli investitori, legittimi proprietari del capitale di partenza.

Secondariamente, con questo veto Di Maio sta chiaramente tentando di stanare Salvini e anticipare la chiusura di Forza Italia. Chiusura che sarà del tutto fisiologica soprattutto in un governo di centrodestra, dove l’alleanza tra Lega e FI capotterebbe alle prime curve di provvedimenti legislativi che riguardano l’Europa, su cui Tajani e Salvini hanno idee opposte, e dove Meloni, a quel punto, dovrà per forza sganciarsi.

In ultimo è chiaro che, vista l’inconsistenza del centrodestra, almeno così per come si presenta adesso, il presidente Mattarella propenda di più per Di Maio dato che M5S è l’unico partito compatto, oltre alla Lega. Grazie.

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