“‘E furmiche quann’ stann’ pe’ murì caccian’ ‘e ‘scelle!” (Le formiche, in punto di morte, mettono le ali).

Così tuona a fine partita, durante gli ultimi minuti – stavolta senza traumi – del match da fondo classifica, la Signora Sciarputa seduta dietro di me che ha arricchito i 90 minuti di gioco (più recupero e intervallo) con un magnifico commento calcistico-emotivo, pieno di frasi enfatiche e antica saggezza popolare.

Fondendo Bruno Pizzul a Mario Merola, la sua vivace telecronaca ha raggiunto il climax, davanti all’offerta di un cordiale da parte di un uomo col berretto, nell’assioma definitivo che andrò presto a tatuarmi sull’avambraccio sinistro: “Ma camma fa cu’ ‘u rum? Temimm’ ‘u Sdreg!” (Suvvia, a cosa ci occorrerà mai il rum se abbiamo con noi lo Strega?).

La formica che comincia a volare quando comprende di essere spacciata è ovviamente – nell’accezione della Signora Sciarputa – metafora del Benevento che – nonostante i pochi punti in classifica e una sorte non proprio rosea davanti a sé – non si perde d’animo e anzi domina la partita, chiudendo la gara con l’Hellas Verona con un 3-0, svariati gol mangiati e improperi irripetibili indirizzati ai calciatori da parte della nostra eroina.

Tuttavia se Cheick Diabaté è diventato inevitabilmente Diabete e Guilherme si è trasformato in Guglielmo, è la nuova acconciatura di Enrico Brignola ad attirare maggiormente gli strali della Signora Sciarputa e, così, “Ma che r’è sta cresta?” (Ma cos’è questa cresta?) si alterna, nei tempi morti, a un altro interrogativo esistenziale rivolto a certi schemi arditi della squadra giallorossa: “Ma che r’è stu iouc?” (Che razza di modo di giocare è questo?).

Seppure il commento abbia toni cinici e indolenti, la Nostra tifa ardentemente senza cedere a facili entusiasmi e mettendo in campo una certa dose di scaramanzia: “Finché l’arbitro nun fischia nun dicimm nient!” (Finché l’arbitro non fischia non possiamo catare vittoria).

Trepidante e masticante – “Gino, vai accattà doie nucell!” (Gino, di grazia, vai ad acquistare un po’ di arachidi!) -, con voce acuta, dà però il meglio di sé in un assolo verso la fine del secondo tempo.

Quando, infatti, i dodici tifosi del Verona intonano un “Serie B! Serie B” rivolto ai beneventani, il Vigorito risponde a gran voce, come un sol uomo: “Serie B! Serie B!”.

Ecco allora la Signora Sciarputa inserirsi magistralmente nel dialogo tra le due tifoserie: al calar dei cori, si alza infatti un’ugola squillante e pragmatica che, con virtuosismo lirico, a tratti neomelodico, vocalizza un commovente “Tanto c’ iamm’ pur’ nuie!” (Tanto ci andiamo anche noi) degno della migliore Maria Callas e del migliore René Descartes. Se non è arte questa, cosa?

Ps: Superfluo aggiungere a chi spetti, a mani basse, la tredicesima edizione del Premio Stregone.

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