Un contratto di governo come quello tedesco: che sia scritto nero su bianco, che affronti i “temi” senza “inciuci, accordi o alleanze” e che sia sottoscritto dalle forze politiche che accettano “l’impegno“. Alla vigilia della salita al Colle per le consultazioni con Sergio Mattarella, Luigi Di Maio rilancia la proposta rivolta in primis al Partito democratico e poi alla Lega, ma senza Silvio Berlusconi. E, in un post pubblicato sul Blog delle Stelle, il capo politico del M5s aggiunge: “Speriamo di poter incontrare il prima possibile i due partiti per capire quali siano le loro proposte, e per capire con chi si possa iniziare a scrivere questo contratto. Poi mettiamolo in pratica. Vogliamo metterci subito al lavoro per far partire la terza Repubblica che deve essere e sarà la Repubblica dei cittadini”. Per il momento, tuttavia, le risposte non sono affatto positive. “È solo un teatrino” dice Ettore Rosato, a nome del Pd che già ha protestato non poco – parlando di “metodo acchiappatutto” – per l’elezione di Vito Crimi a presidente della commissione speciale del Senato (con i voti del centrodestra). E dall’altra parte, quella della Lega, succede lo stesso perché Giancarlo Giorgetti (che domani salirà al Quirinale per le consultazioni insieme a Matteo Salvini) manda a dire ai Cinquestelle che “la politica dei veti e pregiudizi porta solo di nuovo a votare e i problemi dell’Italia peggiorano”.

Di Maio: “Non è inciucio, è un impegno”
La speranza di Di Maio è che si possa dialogare sui temi, mettendo d’accordo anche anime che fino a questo momento non sono mai riuscite ad andare d’accordo. Il modello usato è quello del contratto che le forze politiche in Germania sottoscrivono dal 1961. Il modello tedesco infatti, nonostante gli insulti tra i partiti durante la campagna elettorale di settembre scorso e le distanza post-voto, dopo cinque mesi di discussioni ha garantito la nascita di un governo in Germania. Il concetto espresso dal Capo politico M5s è che, l’offerta rivolta alle altre forze politiche, non è un inciucio o un accordo, bensì un impegno che decidono di prendersi di fronte al Paese. Quindi spiega: “Non è un accordo, né un’alleanza, è un impegno che forze politiche alternative, e anche distanti, assumono davanti ai cittadini, prendendosi la responsabilità di lavorare insieme per il bene degli italiani. Proponiamo di scrivere insieme questo contratto di governo”, si legge. Di Maio si rivolge al Carroccio e al Partito democratico, ma tenendo ferme le condizioni espresse nelle ultime settimane: la Lega deve decidere “se rimanere ancorata al passato e a Silvio Berlusconi“, mentre i dem devono scegliere “se seguire la linea di Renzi, che per fare un dispetto al M5s vuole lavarsene le mani dei problemi del Paese, o la linea di chi invece vuole contribuire a lavorare per i cittadini”.

Il piano di Di Maio, discusso in assemblea congiunta con i suoi parlamentari solo ieri, “è un contratto in cui scriviamo nero su bianco, punto per punto, quello che vogliamo fare, dove si spiega per filo e per segno come si vogliono fare le cose e in quanto tempo. Dentro si inseriscono tutti i dettagli delle cose che si devono fare, si firma davanti agli italiani e poi si realizza. Quello che c’è scritto è ciò che il governo si impegna a fare”. Esattamente come per il Koalitionsvertrag tedesco, un documento di 177 pagine, divise in 14 capitoli, disponibile online per tutti i cittadini tedeschi, dove sono elencati punto per punto i temi su cui si concentrerà l’azione di governo, frutto del compromesso fra i programmi di Cdu-Csu e Spd.

La Lega: “Non tradiremo mai Berlusconi”, Salvini: “Incarico esplorativo inutile”
Sul fronte del Carroccio le cose non sono certo più facili: Salvini non intende, almeno per ora, mollare Silvio Berlusconi, che di sicuro non vuole dialogare con chi mette veti su di lui. Giorgetti, capogruppo alla Camera, eminenza grigia di Salvini, parla per tutti: il segretario del Carroccio, spiega a Porta a Porta, “ha ribadito che la Lega manterrà in modo leale l’alleanza, non tradendo la fiducia della gente che ci ha fatto vincere con il 37 per cento dei voti“. E ribadisce: “Finché il M5s non riconosce che abbiamo vinto assieme a Forza Italia e dobbiamo discutere tutti assieme non si risolve c’è una pregiudiziale ingiusta di M5s su Forza Italia. La politica dei veti e pregiudizi porta solo di nuovo a votare e i problemi dell’Italia peggiorano”. E in serata il segretario leghista ribadisce: “È meglio non andare a votare. Ma se tra due mesi siamo ancora qua a dirci le stesse cose e tutti sono sulle stesse posizioni, basta”. Per Salvini per arrivare a formare un governo “qualcuno alla fine dovrà cedere, perché se tutti rimangono sulle loro posizioni si va a votare o a giugno o a ottobre, tutti devono cedere, non solo M5s, anche Pd e Forza Italia”. Su un possibile incarico esplorativo il leader del Carroccio a una domanda risponde: “L’esploratore lo facevo da boy scout a 10 anni, adesso c’è poco da esplorare. Oggi è inutile perché non ci sono i numeri, quindi io posso solo prendere atto che oggi non ci sono i numeri”, ha aggiunto, confermando che vedrà “la prossima settimana in campo neutro a Roma” il leader M5S, Luigi Di Maio.

Berlusconi, dalla sua, aveva riunito per tre ore il gruppo dirigente di Forza Italia a Palazzo Grazioli, concludendo con una nota che ha ribadito “con forza l’unità della coalizione e l’indisponibilità a qualunque forma di dialogo o ipotesi di governo con chi pone veti inaccettabili in una democrazia”. E se la Lega stringe un accordo con M5s, che fine fa Silvio Berlusconi? “Berlusconi lo coinvolgiamo – risponde Giorgetti a Bruno Vespa – Ha spirito pragmatico, viene dall’azienda, sa se dare un contributo alla soluzione del problema. Nascerebbe un governo con una larga maggioranza e la forza per fare cose importanti per il Paese. Berlusconi chiede dignità per sé e per 5 milioni di italiani che l’hanno votato, mi pare ragionevole”. Se Berlusconi accettasse una legge sul conflitto d’interessi? “Sarebbe la mossa del cavallo” che risolve i problemi, ha risposto Giorgetti.

Per sbloccare l’empasse della formazione del governo, conclude Giorgetti, “ci dovrà essere uno strappo positivo, benefico. Se tutti stanno fermi così, in surplace come nel ciclismo, quando tutti si studiano, nessuno vuole un incarico esplorativo per bruciarsi”. Insomma: “Bisogna che qualcuno faccia la mossa decisiva, che ora è in casa del Pd o in casa di Forza Italia“.

Il rifiuto del Pd (che però resta spaccato)
L’offerta di dialogo dei 5 stelle continua a ricevere il rifiuto delle varie forze politiche in causa, anche se lo scenario è in evoluzione e, col primo giro di consultazioni ancora a metà, si attendono cambiamenti durante e dopo il secondo giro. Per il momento il Partito democratico resta spaccato al suo interno tra chi vorrebbe avviare un dialogo (Orlando, Franceschini) e chi – i renziani in testa – continua a rifiutare ogni mediazione. Se già ieri infatti la proposta era stata definita “irricevibile” dal capogruppo al Senato Andrea Marcucci, oggi è stato il turno del vicepresidente della Camera Ettore Rosato secondo cui l’offerta “è solo un teatrino” per fare pressione alla Lega. Secondo Rosato il M5s deve uscire “dalla modalità campagna elettorale” ed entrare “in quella responsabilità per Paese, dica che vuole fare. Noi incontriamo tutti ma mi sembra che le premesse per un incontro lui non le voglia costruire, se pensa di poter scegliere nel Pd chi incontrare sbaglia di grosso”. Il riferimento è alla frase di Di Maio sul “Pd senza Renzi”. Chi lascia uno spiraglio è Francesco Boccia, corrente Emiliano, quindi non proprio maggioritaria: “Il contratto alla tedesca? Prima di rispondere sarebbe meglio leggerlo, i no a prescindere sono sempre incomprensibili. Comunque il nostro dovere è tenere unito il Pd”, ha detto il deputato della minoranza Pd Francesco Boccia. Per quel che vale nel centrosinistra c’è già chi ha detto sì a un confronto: è stato Piero Grasso che ha ribadito la posizione di Liberi e Uguali di dialogo con “tutte le forze progressiste e riformiste” anche durante le consultazioni al Quirinale col capo dello Stato.