Ventiquattr’ore di trattative. Una seduta fiume quella dell’ultimo giorno di consultazioni per trovare un accordo di governo tra Spd, Cdu e Csu. Alla fine, dopo 5 giorni di incontri, i tre maggiori partiti tedeschi sono arrivati ad un accordo. Brevi dovevano essere e brevi sono stati. L’intenzione era quella di non replicare il fallimento della coalizione a tre post elettorale tra Cdu/Csu, Verdi e liberali, che aveva gettato, lo scorso anno, la Germania in uno stallo politico senza precedenti, costringendo Martin Schulz, leader del partito socialdemocratico, a tornare sui propri passi dopo la chiusura ad una possibile Große Koalition.

Nonostante, sono i dati di un sondaggio della Tv Ard, il 52% dei cittadini fosse contrario ad una nuova edizione della Grande Coalizione che aveva guidato il paese negli ultimi 4 anni, le spinte del presidente della Repubblica Federale, Frank Walter Steinmeier, hanno convinto i principali partiti a sedere al tavolo.

28 pagine, tanto è lunga la bozza di accordo tra i partiti, ma prima di arrivare ad un accordo finale bisognerà passare per l’approvazione di Spd e dal congresso di Bonn del 21 gennaio, dove i socialdemocratici voteranno la possibilità o meno di entrare in coalizione con Cdu/Csu. Questo passaggio è tutt’altro che scontato. Infatti, all’interno di Spd sono molte le voci dissonanti, provenienti soprattutto dalla formazione giovanile del partito, i Jusos, e dalla Nord Rhein Westfahlen, il Land dove il partito è più forte.

Probabile che la durata dell’ultima giornata di consultazioni sia dovuta proprio a questo, alla volontà di Spd di strappare un ottimo compromesso per ricevere l’approvazione del proprio partito. Del resto, come riportato dal quotidiano Bild, Martin Schulz avrebbe dichiarato durante le trattative “Se va male, la mia carriera politica è finita”. Ma di certo non è l’unico. Anche il posto di Horst Seehofer, capo della Csu, vacilla e anche la kanzlerin rischiava di rimetterci la faccia, la sua ricandidatura non era più scontata come a dicembre 2016, quando fece il pieno di voti al congresso del partito.

Dalle prime indiscrezioni dei negoziatori, sembra sia stato concordatp un tetto all’immigrazione, tanto voluto da Csu e Cdu, che dovrebbe oscillare tra i 180.000 e i 220.000 individui, e sempre sullo stesso tema un tetto anche ai ricongiungimenti familiari dei richiedenti asilo, 1.000 al mese. Su questi punti si erano arenate le trattative sulla coalizione Giamaica che ora Cdu/Csu sembrano aver messo nero su bianco nell’accordo con Spd.

Sul fronte delle politiche sociali i socialdemocratici sono riusciti a riportare i contributi per le assicurazioni sanitarie distribuiti equamente tra datore di lavoro e dipendente, mentre sul fronte scolastico l’accordo parla di “programma di investimenti per le scuole”. A questo si aggiunge una riduzione del contributo di disoccupazione dello 0,3% e un massiccio investimento nei trasporti.

Per quanto riguarda l’aumento delle tasse per le fasce di reddito più alte, tema molto importante per Spd, non c’è stato nessuno cambiamento, mentre l’obiettivo climatico della riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2020 rispetto al 1990 esce profondamente ridimensionato e, benché gli schieramenti si siano impegnati a stabilire una road map entro la fine dell’anno, l’obiettivo è il 2030, seppur con la promessa di nuovi investimenti in fotovoltaico ed energia sostenibile.

Altro punto di discussione è stata l’Unione Europea e il progetto di una maggiore integrazione voluto da Macron. La posizione di Martin Schulz, ex presidente dell’Europarlamento, è sempre stata chiara: Stati Uniti d’Europa. Ma questa posizione, sebbene non vedesse Angela Merkel contraria, incontrava il rifiuto di Csu. Nel documento finale, invece, si legge “Una nuova partenza per l’Europa”, ossia l’impegno per un’Ue più vicina ai cittadini, trasparente e democratica. La Germania, quindi, si impegnerà a rafforzare il Parlamento Europeo e a lavorare insieme alla Francia per il rinnovo dell’istituzione, contribuendo maggiormente dal punto di vista economico. Sempre sulla politica estera i partiti si sono accordati per lo stop alla vendita di armi alle parti impegnate nella guerra nello Yemen, riferendosi chiaramente all’Arabia Saudita.

Spd, nonostante la richiesta di alcune modifiche al documento, festeggia per l’accordo raggiunto, dichiarando che 60 punti provengono dalle proposte socialdemocratiche. Se il partito ha ceduto qualcosa sul fronte dell’immigrazione e su quello della disoccupazione, ha ottenuto importanti risultati sulle assicurazioni sanitarie, sul lavoro a tempo determinato e sulle pensioni, che rimaranno invariate. Adesso è il turno del congresso del partito, che domenica 21 gennaio dovrà decidere se accettare o meno l’accordo. Tutto dipenderà dalla capacità di Martin Schulz di presentare questo accordo come una vittoria. La paura per i delegati è quella che altri 4 anni al governo con Angela Merkel potrebbero indebolire ancora di più il partito, che alle ultime elezioni ha toccato un minimo storico nelle preferenze degli elettori.