Lo Juventus Stadium tutto in piedi per applaudire la rovesciata di Cristiano Ronaldo, forse il gol più bello di sempre della Champions League, è la diapositiva della superiorità del Real Madrid e dell’andata di un quarto di finale che doveva essere la grande rivincita di Cardiff e invece è praticamente già finito. I campioni d’Europa cancellano la Juventus 3-0, a Torino. Ma tutto – la formazioni iniziale un po’ discutibile di Allegri, l’espulsione di Dybala che di diventare grande proprio non ne vuole sapere, perfino il risultato così schiacciante – passa in secondo piano. Juventus-Real Madrid del 2018 verrà ricordata come la notte della rovesciata di Ronaldo. Un gol straordinario, in grado probabilmente di strappare lo scettro al tiro al volo contro il Bayer Leverkusen di Zidane, che osserva incredulo in panchina i suoi dilagare su uno dei campi più difficili del continente. Ma prima del capolavoro c’era già stata un’altra rete, quella che ha indirizzato tutta la sfida dopo una manciata di minuti, costringendo la Juventus a rincorrere e poi a incassare un passivo pesantissimo.

È finita come a Cardiff, con lo stesso scarto (tre gol) e la stessa impressione di una distanza abissale dai campioni d’Europa. Nonostante il Real, fino al raddoppio di Ronaldo, fino a quando c’è stata partita insomma, sia stato super soltanto nell’atteggiamento: calma olimpica e possesso palla da campioni, ma anche tante sbavature difensive in cui la vera Juve avrebbe potuto infilarsi con un po’ più di fortuna e convinzione. Invece mettiamoci lo svantaggio a freddo, frutto dell’episodio singolo ma anche di un pizzico di deconcentrazione iniziale, davvero imperdonabile a certi livelli. Aggiungiamoci l’incompiutezza di Dybala (non solo per l’espulsione) e la piega naturale degli eventi, che da qualche anno a questa parte sembra andare sempre dalla parte del Real. E si capisce come una sfida stellare si sia trasformata in un monologo. Il resto l’ha fatto Ronaldo, e si ritorna sempre lì a quelle due reti a inizio di ogni frazione che hanno annichilito i bianconeri.

In mezzo alla doppietta del portoghese si è vista anche una discreta Juventus. A dimostrazione che forse il piano di Allegri (un 4-4-2 accorto, con Alex Sandro esterno alto, fatto di tanta pazienza in copertura e intensità in ripartenza) non era poi così scriteriato. Stavolta, però, ha avuto torto persino il mister bianconero, con l’1-0 nato proprio da una disattenzione sulla fascia destra, dove lui avrebbe voluto coprirsi di più. Per le imprecisioni sottomisura e una condizione fisica forse un po’ deficitaria, anche nel suo momento migliore però la Juve non ha creato veramente tanto: solo due chance, ma entrambe in mischia su calcio da fermo. Mentre alla fine gli spagnoli conteranno anche un paio di traverse e di occasioni clamorose, che avrebbero potuto trasformare la sconfitta in un’umiliazione storica. Nessuna recriminazione: se vogliamo pure il raddoppio capolavoro nasce da uno svarione difensivo di Chiellini, che anticipa un’uscita di Buffon e innesca l’azione insistita degli ospiti conclusa in rovesciata da Ronaldo.

Subito dopo quella meraviglia Dybala ha pensato bene di entrare a gamba tesa sul petto di un avversario: già ammonito per una brutta simulazione nel primo tempo, espulsione inevitabile. Così come la figuraccia internazionale: il Real ha dilagato con Marcelo, chiudendo tra gli olè dei tifosi spagnoli. Nel calcio tutto è possibile, ma parlare di impresa al Bernabeu (serve uno 0-3 solo per andare ai supplementari) oggi proprio non avrebbe senso: ai bianconeri non resta che leccarsi le ferite, rituffarsi nel campionato e sperare che la disfatta di oggi non abbia ulteriori conseguenze. Oltre all’ennesima delusione europea, ovviamente.

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