Dopo la “tormenta” di stelle il telescopio spaziale Hubble ha catturato l’immagine della singola stella più lontana “mai vista”. Icarus si trova infatti a 9 miliardi di anni luce dalla Terra. Tutto grazie a un raro allineamento di galassie a circa 5 miliardi di anni luce, che ha funzionato da lente d’ingrandimento cosmica. I dettagli dell’osservazione sono illustrati nello studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy.

L’osservato speciale è la stella Icarus, nome scientifico MACS J1149+2223 Lensed Star 1, che brilla di un acceso colore blu. Coordinati da Patrick Kelly, dell’Università del Minnesota, gli astronomi si sono imbattuti in questa stella lontana per caso, come spesso accade nella scienza. Stavano infatti tenendo d’occhio una supernova, la fase finale della vita di una stella massiccia che esplode dopo aver esaurito il proprio combustibile nucleare, quando hanno osservato un puntino luminoso assente nelle precedenti immagini dello stesso spicchio di cielo. Ma l’osservazione, ripetuta due volte nel 2016 e 2017, non sarebbe stata possibile con i soli occhi di Hubble, anche se allenati a scrutare le profondità del cosmo.

Ad aiutare gli astronomi di Hubble è stato un fenomeno previsto da Albert Einstein nella sua Teoria della Relatività Generale: il cosiddetto effetto lente gravitazionale. Un effetto lente d’ingrandimento dovuto alla presenza di una grande massa, in questo caso un gruppo di galassie, tra l’osservatore e la sorgente lontana, che ne devia la luce amplificandone l’immagine e rendendola così visibile. In questo caso, l’effetto lente ha ingrandito la stella Icarus di 2.000 volte, spiegano gli autori, rivelandocene l’esistenza per la prima volta.

Per Alex Filippenko, dell’Università di Berkeley, tra gli autori dello studio, “queste lenti sono meravigliosi telescopi cosmici, più grandi di quelli che noi potremmo mai costruire. Per la prima volta abbiamo così potuto osservare – ha concluso – una stella individuale normale. Non una supernova, o un lampo di raggi gamma, fenomeni molto luminosi, ma una singola stella stabile che brilla a miliardi di anni luce da noi”.

Lo studio su Nature