La storia che vi raccontiamo oggi è quella di Marco Zaia – 27 anni di Torino – e della sua esperienza di volontariato all’estero con il programma Sve. Per chi non lo conoscesse, il Servizio volontario europeo è un progetto compreso nel programma della Commissione Europea Erasmus Plus.

Nella città di Mersin, in Turchia, Marco ha partecipato a un programma chiamato Save the Turtle. Come intuibile dal nome, lo scopo era quello di sensibilizzare i locali in merito alla salvaguardia dell’ambiente, non solo per le tartarughe ma più in generale seguendo il principio delle tre “R”: riciclo, riutilizzo riduzione.

Fino a qui, tutto molto bello.

Eppure anche per Marco i dubbi iniziano a farsi sentire, la Turchia è lontana e il motivo della partenza si lega di più al fatto che – diciamola tutta – non sapeva esattamente cosa fare della sua vita in quel momento. Insomma, tra il dire “partire” e il prendere l’aereo ci passa letteralmente un mare. Marco lo scrive anche sul suo blog:

“Durante il volo mille pensieri mi attraversano la testa, tipo che a me delle tartarughe sotto sotto mi frega poco, che non so nulla della Turchia, tantomeno di Mersin, che sono a due passi dalla Siria, e se poi finisco in mezzo a un attentato? Come lo giustifico? Cara mamma, ero a fare l’eroe ambientalista?”

A oggi, Marco consiglierebbe di partire almeno un milione di volte, per altrettante ragioni. In primis, la possibilità di vedere stravolta la propria quotidianità dal punto di vista culturale, relazionale e sociale: “Se sei fortunato, al tramonto non sentirai i rintocchi delle campane ma il richiamo del muezzin. […] Conoscerai meglio te stesso, ma non sempre è un aspetto positivo”.

Questa è una delle grandi verità del viaggio: ci saranno occasioni in cui, diversamente da come immaginavate da casa, non riuscirete ad essere all’altezza della situazione. Semplicemente, perché vi è estranea e viverla in prima persona è tutt’altra cosa.

Nel caso di Marco, gli ostacoli culturali più importanti si limitano ad alcuni aspetti della quotidianità. Ad esempio, il consumo di alcol, molto meno “gettonato” in Turchia rispetto all’Italia” ma anche “Il (non) rapporto con la donna turca mi ha fatto riflettere […] A fine Sve, non ho ricordi di conversazioni con donne turche che vadano al di là di semplici richieste di indicazioni”. Pure il primo impatto con il suo appartamento non è stato il massimo della serenità, piuttosto spartano e polveroso: “Tutto sapeva di consumato, vissuto”.

Nonostante questi piccoli incidenti di percorso, per così dire, Marco ci racconta di essersi “portato a casa” dallo Sve qualcosa di molto più grande e importante: un legame con l’umanità.

Il primo insegnamento della sua esperienza Sve è la capacità di guardare con occhi diversi alle persone che ti circondano, siano essi della tua generazione o meno. Aggiungere un pizzico di riguardo verso realtà che fino a poco fa erano sconosciute e ora iniziano a entrare – in punta di piedi o spintonando – nella tua vita.

“Da quei mondi così lontani le litigate tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio e lo (pseudo) referendum del Veneto e della Lombardia mi sono sembrati così futili e privi d’interesse”.

Gli stereotipi, anche nella sua esperienza, si sprecano: da chi alla risposta “italiano” risponde “Mafia!”, alla celebre mano “a cono”, l’inglese non certo impeccabile, la voglia di pasta-pizza, l’amore per la mamma, il vaffanculo perpetuo e “mamma mia”. Ma gli stereotipi, per quanto possano avere un fondo di verità, sono pur sempre un pro forma. Viaggiare aiuta anche in questo: ad eliminare molte idee preconcette, riferite a te stesso o agli altri, per goderti quello che è il vero presente.

Spesso sono le formalità a bloccarci, a non farci acquistare quel biglietto o intraprendere quel percorso. Basterebbe solo un pelo di coraggio, per sentirle volare via come piume al vento. Una nuova abitudine che Marco ha acquisito durante il suo Sve e che non lo abbandonerà mai è proprio questa: “Guardare le persone che mi stanno a fianco cercando di capire se veramente stanno bene, cercando di metterle a proprio agio. Andare oltre le frasi formali“.