di Monica Di Sisto*

Per tutti quelli che “Trump ha seppellito il Ttip” ma anche “Trump è un protezionista per questo è contro il Ttip”, è un po’ seccante però dobbiamo rispondere: “non è così, ve lo abbiamo detto e ridetto”.

Le trattative commerciali tra Unione europea e Stati Uniti non si sono mai interrotte, ma oggi sono vive più che mai. Il ministro al commercio statunitense Wilbur Ross ha, infatti, sottolineato in un’intervista ripresa da Bloomberg Television che Donald Trump “ha bloccato l’accordo trans-Pacifico, non ha bloccato il Ttip”, aggiungendo che “questo era abbastanza deliberatamente e abbastanza esplicitamente voluto essere un messaggio sul fatto che siamo aperti a discutere con la Commissione europea“.

Anche se Trump nel suo discorso d’insediamento dello scorso anno si era scagliato al grido di “America first” contro le politiche di apertura commerciale come il Ttip, la sua diplomazia economica, in realtà, non ha mai smesso di andare e venire da Bruxelles. Ed in questi giorni il rischio di un ritorno alla ribalta del pericoloso accordo tra Usa e Ue è più forte che mai.

Di fronte alla Commissione europea si profila, infatti, una scadenza cruciale: il primo maggio, data che gli Stati Uniti hanno concesso all’Europa per accordare loro condizioni commerciali e di sicurezza tali da compensare i mancati introiti da dazi e dogane su alluminio e acciaio. Ma le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio richiedono che qualsiasi adeguamento tariffario sia fatto nel contesto di un accordo globale di libero scambio. Per questo Ross avrebbe assicurato in un recente colloquio telefonico alla commissaria europea al commercio Cecilia Malmstrom che avrebbe cercato un formale mandato di negoziazione dal Congresso degli Stati Uniti che gli avrebbe permesso di avviare negoziati su un accordo più ampio.

Che cosa vorrebbero gli Usa dall’Europa è presto detto: un migliore accesso al mercato per auto, parti di automobili, prodotti farmaceutici e prodotti agroalimentari made in Usa. Mentre la prospettiva di abbassare a secco sotto l’attuale 10% la tariffa che l’Ue applica sull’automotive preoccupa la Commissione perché suonerebbe come uno sgarro contro Giappone e Corea del Sud – con cui sono state condotte intense trattative in merito -, il settore agroalimentare rischia di funzionare come al solito da merce di scambio per provare agi Usa la buona volontà delle intenzioni europee.

Ma l’industria dell’automobile tedesca sta premendo per rivitalizzare l’intero pacchetto Ttip – suscitando non pochi nervosismo all’Eliseo – come strumento per tacitare la Wto e chiudere la partita. Un alto funzionario si è lasciato scappare che i tedeschi sono il “punto debole” nel fronte comune dell’Ue contro Trump. “Piuttosto che avere solo un dialogo, sono tentati dal pacchetto. Quello che vogliono veramente è negoziare un accordo commerciale. Vogliono resuscitare il Ttip”.

La Commissione Ue (sotto pressione nel frattempo), senza fare troppo rumore, starebbe cercando di portarsi avanti con il lavoro offrendo agli Usa, come segnale di buona volontà, un’accelerazione nella revisione della quota di carne priva di ormoni che entra senza tasse aggiuntive nel nostro mercato come compensazione del rifiuto opposti negli anni Novanta dai nostri governi di importare carne proveniente da bovini allevati Oltreoceano con l’ormone della crescita.

Stante l’accordo raggiunto, infatti, l’attuale quota annuale dovrebbe ridursi da 45mila a 35mila tonnellate e ogni Paese europeo ne riceverebbe una parte assegnata. Ma la Commissione si è detta “pronta a discutere qualsiasi preoccupazione sollevata dall’amministrazione statunitense e in particolare a valutare quali adeguamenti potrebbero soddisfare le preoccupazioni degli Stati Uniti”.

Con questo obiettivo la direzione generale Agricoltura della Commissione Ue sta, in queste ore, consultando gli importatori e i produttori di carni bovine e di altri prodotti agricoli rappresentati a livello europeo dall’Unione europea del commercio di bestiame e carne (Uecbv), Copa-Cogeca e FoodDrinkEurope, per scrivere un mandato negoziale da sottoporre ai Governi dell’Unione che riveda l’accordo con gli Stati Uniti sull’importazione di carne bovina priva di ormoni.

In Italia il comparto del bovino è in crisi un po’ dappertutto e una riduzione della quota d’importazione dagli Usa poteva costituire una piccola boccata d’ossigeno per il settore sul mercato europeo.

La Commissione ha aperto una consultazione pubblica sulla misura e si è impegnata a tenere informati il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali sugli sviluppi di questi negoziati, ma è chiaro che risuscitare il Tttip sarebbe uno schiaffo in faccia ai 5 milioni di cittadini che in tutta Europa hanno detto no al trattato firmando una petizione popolare, manifestando e protestando per oltre 3 anni.

Come Campagna Stop Ttip Italia, chiaramente, diciamo no a queste scorciatoie antidemocratiche e chiediamo ai parlamentari neoeletti di ricostituire al più presto l’integruppo No CETAiv per ricominciare a mettere le politiche commerciali e le mosse della Commissione europea al centro del dibattito nazionale.

*portavoce della campagna Stop Ttip Italia