Sono scomparse 10mila cattedre: svanite nel nulla, nei tiramolla fra i ministeri, le solite promesse ottimistiche in campagna elettorale e i calcoli poi sempre troppo al risparmio quando c’è da aprire davvero le casse dello Stato. Così ancora una volta i precari della scuola vedranno centellinate le assunzioni, e le famiglie (specie quelle degli studenti disabili) non riceveranno il sostegno di cui avrebbero bisogno.

Lo scorso dicembre, durante la discussione sulla legge di Bilancio a pochi mesi dal voto, fu approvato un emendamento (voluto dal Governo) che stanziava 150 milioni di euro per trasformare posti dell’organico di fatto in organico di diritto: nel gergo della scuola, si tratta di cattedre di cui gli istituti non possono fare a meno e che già esistono, ma che non figurando nella pianta organica prevista dal Miur non possono essere assegnate stabilmente a docenti, ma vengono coperte ogni anno con dei contratti a tempo determinato (ce ne sono ancora circa 57mila in tutta Italia, la maggior parte sul sostegno). Si tratta dunque della trasformazione di supplenze in contratti a tempo indeterminato, che ha un costo minore rispetto alla creazione di posti totalmente nuovi. L’operazione era stata già fatta nel 2017,  con il solito balletto sui numeri: il governo aveva stanziato 400 milioni di euro (a decorrere dal 2018) per cui si parlava di circa 25mila assunzioni, i posti autorizzati furono 15mila e quelli poi effettivamente coperti 11mila (perché nelle graduatorie non c’erano tutti i docenti necessari). Stavolta, però, andrà molto peggio.

La brutta sorpresa è arrivata negli ultimi incontri a viale Trastevere tra i tecnici del ministero dell’Istruzione e i sindacati, in vista della definizione degli organici per il prossimo anno scolastico. La circolare definitiva uscirà nei prossimi giorni (probabilmente subito dopo Pasqua) ma intanto già si può dire che le aspettative degli insegnanti resteranno deluse. Secondo le prime indiscrezioni il ministero dell’Economia ha tradotto l’impegno di spesa di 150 milioni di euro in appena 3.530 posti in più. Per capire come ciò sia stato possibile bisogna attendere la relazione tecnica, ma che i conti non tornino pare evidente: dopo le promesse invernali, i sindacati si aspettavano tra i 10 e 15mila contratti in più; anche volendo utilizzare gli stessi calcoli dell’anno scorso (già duramente contestati) avrebbero dovuto essercene almeno 6mila. Invece alla fine i posti saranno la metà della metà. “La verità è che si sono rimangiati i soldi, per risparmiare risorse già stanziate. Ci hanno preso in giro, è inaccettabile”, protesta Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil che chiede il ricalcolo dei costi. Ma il Miur pare intenzionato a tirar dritto.

Non dovrebbero esserci altre grandi novità nella circolare sugli organici, attesa da tutti i docenti per capire dove ci saranno le maggiori disponibilità per i prossimi trasferimenti e assunzioni estive: con questi numeri, in pochi riusciranno a tornare al Sud. Oltre al taglio delle assunzioni promesse, ci sono infatti solo 1.111 posti in più per gli Istituti professionali, e 800 per il potenziamento della scuola dell’infanzia, che ancora aspetta le immissioni dopo essere stata esclusa dalla riforma. Quest’ultimi, però, saranno ricavati sottraendoli dagli altri ordini di scuola, quindi si tratta solo di uno spostamento. Poco o addirittura nulla sembra destinato al sostegno, che invece con i suoi quasi 40mila supplenti avrebbe bisogno di un piano straordinario. Il Pd lo aveva promesso più volte, rinviando di anno in anno. A questo punto se ne riparlerà col prossimo governo.

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