Pochi artisti in circolazione sono stati così abili nel riportare in vita lo spirito del rock dei primi Anni 70, e in particolare le sonorità di Laurel Canyon, come Jonathan Wilson. Dopo due gran bei dischi (Gentle Spirit del 2011 e Fanfare del 2013) che l’hanno fatto conoscere al grande pubblico, con Rare Birds Wilson si rivela essere un personaggio più profondo e complesso di quel che la sua figura da giovane hippie proiettava.

Reduce da una intensa collaborazione con Roger Waters – ha lavorato con l’ex Pink Floyd al suo ultimo album Is This The Life That We Really Want? e l’ha accompagnato anche nella sua tournée – in Rare Birds appare ispirato in ogni traccia: il disco, a cui hanno collaborato l’amico fidato Father John Misty, Lana Del Rey e i Lucius, ha impegnato Wilson per cinque anni perché, spiega, “ho atteso che fosse esattamente come lo avevo immaginato, e sotto ogni punto di vista: dalla scrittura dei testi al sound, dal mix al mastering, all’artwork… tutto doveva essere fatto alla perfezione!”. In un brano afferma “Non lascerò queste mura senza la canzone più bella che riesca a trovare” (49 Hairflip). Nota a margineDe gustibus non disputandum est, ma va detto, nonostante il grosso sforzo, la copertina del disco e i vari stikers contenuti nella versione in doppio vinile, sono veramente orrendi!

Lo spirito dell’album trascende il suo tema centrale – una relazione finita male – in una raffica di rock (Trafalgar Square), pop e gospel (There’s A Light), potenti onde d’urto (Rare Birds) e una serie di morbide ballate retrò (Over The Midnight e Loving You, con i gorgheggi di Laraaji, uno dei pionieri della New Age “che ha suonato la sua cetra cosmica e ondulato con grazia con il suo iPad”). Canzoni da cui Jonathan Wilson è determinato a strappare qualcosa di positivo, che lo sollevi dal dolore, travolto dai ricordi, inseguendo frammenti di ispirazione dai vuoti e dalle ombre di una storia d’amore svanita.

“Posso dire senza dubbio che Rare Birds è il mio disco preferito tra quelli che ho pubblicato fino a oggi. Credo che contenga le migliori canzoni che io abbia mai scritto. Non è proprio un concept album, anche se presenta un filo che lega i brani in esso contenuti: ed è la mia riconciliazione con gli altri, con me stesso… e con la musica”. Speranza, desiderio, paura per l’abbandono, meditazione: sono alcuni degli ingredienti contenuti in Rare Birds: un disco cosmico che colpisce per la varietà degli stati d’animo. Quelli in fondo sono i possibili esiti di quella vecchia equazione dell’ispirazione: problemi di cuore + il tempo = Arte.