Incriminati l’ex presidente Carles Puidgemont e il candidato alla presidenza, Jordi Turull. Ma anche l’ex vicepresidente della Catalogna Oriol Junqueras, l’ex presidente del Parlament Carme Forcadell e la leader di Erc Marta Rovira a cui si aggiungono gli ex ministri del Govern, gli indipendentisti Joquim Forn, Raul Romeva, Clara Ponsati, Josep Rull, Toni Comin e Dolors Bassa, i due leader della società civile Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Il gip del tribunale supremo spagnolo Pablo Llarena li ha formalmente incriminati per ribellione e rinviato a giudizio. Se ritenuti colpevoli rischiano 30 anni di carcere.

Le accuse – Llarena ha accusato Puidgemont, al momento in esilio autoimposto in Belgio come Ponsati e Comin, di aver organizzato il referendum sull’indipendenza a ottobre dell’anno scorso nonostante il divieto imposto da Madrid e “i gravi rischi di violenze”. Puigdemont e gli ex membri del suo Govern sono anche incriminati per presunta ‘malversazione di danaro pubblico’, accusati di avere usato fondi pubblici per l’organizzazione del referendum di indipendenza del 1 ottobre. Llarena ha considerato “l’attacco allo Stato” di una “gravità senza precedenti all’interno di una democrazia.

Junqueras, Forn, Sanchez e Cuixart sono in carcere preventivo a Madrid da oltre 4 mesi. Rovira, segretaria generale dello storico partito della sinistra catalana Erc, ha annunciato questa mattina di avere scelto a sua volta “la via dell’esilio”. “Ho una bimba, Ines. Le mamme sanno quanto le voglio bene. L’esilio mi permetterà di farle da madre, e lei lo merita, molto”, ha scritto nella lettera in cui ha annunciato di avere scelto l’esilio prima di rischiare di essere arrestata dal gip spagnolo. Rovira denuncia che la sua libertà di espressione è stata “limitata da minacce giudiziarie arbitrarie e censurata da corti che intimidiscono applicando senza freno criteri politici”.

Il magistrato ha poi incriminato e rinviato a giudizio per presunta ‘disobbedienza’ le ex leader della Cup Anna Gabriel, in esilio in Svizzera, e Mirela Boya e 5 ex-membri dell’ufficio di presidenza del Parlament, Lluis Corominas, Lluis Guinò, Anna Simò, Ramona Barrufet e Joan Josep Nuet. Llarena ha anche imposto il pagamento di una garanzia collettiva di 2,1 milioni di euro a tutti gli ex-membri del Govern che corrisponderebbe al danaro pubblico speso per il referendum.