Se i partiti sono finiti la democrazia digitale, quella che piace tanto a Casaleggio (al padre come al figlio), è così pubblicamente perforabile, manipolabile, riconducibile a una volontà esterna che fa sorridere o allarmare, a seconda dei casi, la fede assoluta nel clic. L’ultima prova a Davide Casaleggio e a tutti noi è consegnata su un piatto d’argento da ciò che ha costruito sul web il Pd per convalidare il no renziano a qualunque accordo governativo con i Cinquestelle. Il sito thevision.com ha ficcato il naso su come è nata e si è sviluppata su twitter la campagna #senzadime, l’hashtag col quale gli elettori del Pd rifiutavano qualunque intesa con Di Maio e soci. Su twitter è stato un plebiscito di no e dal momento che ogni cosa che accade lì giunge nelle pagine dei giornali, quel no si è trasformato in vistosi titoli (“L’urlo collettivo del popolo del web ha decretato che l’alleanza non si deve fare”, così La Repubblica).

I colleghi di thevision, incuriositi, hanno iniziato a indagare l’identità di quei tweet, la corrispondenza tra il nickname e una persona fisica. Una ricerca persino banale. Hanno scoperto che i primi mille tweet (necessari a far entrare l’hastag nel trend topic, la classifica dei temi più seguiti e dibattuti) più della metà (519) provenivano dallo stesso account e uno di questi (@Monica64512055) era stato creato alle 2,26 a.m. del 7 marzo e in una stessa giornata aveva twittato 1080 volte. In quattro giorni Monica twitta con l’hastag @senzadime o @senzadinoi 985 volte. Ricordarsi che si ritiene fasullo l’account se il numero dei tweet in un giorno supera i 50.

Questo è quel che è successo. Ma il Pd ha fatto quel che fanno tutti sul web: se i partiti sono morti, e non si può dar torto a Casaleggio, coloro che li guidano sono vivi e vegeti e hanno capito che il web è come una grande friggitoria: butti nell’olio bollente qualunque cosa e ti esce fritta a puntino, dall’aspetto dorato. Poi la assaggi e ti vien voglia di vomitarla.