Il Mondo di Mezzo era un’unica associazione criminale di stampo mafioso con un unico capo: Massimo Carminati. È la ricostruzione fatta dal procuratore generale di Roma, Pietro Catalani, nel primo giorno di requisitoria nel processo d’appello a Mafia capitale. “La sentenza di primo grado è stata un’operazione notarile. Adesso invece va riconosciuto che il Mondo di Mezzo è mafia e il capo dell’organizzazione era Massimo Carminati. Non siamo in presenza di due associazioni a delinquere ma di una sola ed è mafiosa. Una struttura che fa riferimento a Massimo Carminati”, ha detto il pg.

Alla sbarra ci sono 43  persone, per 19 dei quali la procura di Roma contesta l’associazione di stampo mafioso, accusa non riconosciuta nel processo di primo grado. In totale le condanne emesse dalla X sezione penale del tribunale capitolino ammontavano a 287 anni di carcere per 41 imputati. Cinque persone furono assolte. Vent’anni la condanna per Carminati, diciannome per il ras delle cooperative, Salvatore Buzzi. Secondo i giudici del primo grado, infatti, erano i vertici di due diverse associazioni a delinquere semplici.

La procura generale, invece, non la pensa così. Ci possono essere dei comparti diversi, ma Carminati resta il vertice e la direzione”, dice Catalani che definisce Carminati e Buzzi come “uomini intelligenti, che sanno cosa fare. Buzzi non parla di Carminati eppure grazie alle sue parole sono stati condannati due alti dirigenti come Luca Odevaine e Franco Panzironi. Di fronte a Carminati però tace. A nostro parere è un esempio della omertà intrinseca tipica delle organizzazioni mafiose”.

La requisitoria dei pm durerà almeno altre due udienze nelle quali si alterneranno i pg Catalani e Antonio Sensale e il pm di Roma, Luca Tescaroli che insieme al procuratore Giuseppe Pignatone e agli aggiunti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini ha condotto le indagini e rappresentato l’accusa nel processo di primo grado. Il pm Tescaroli ha voluto sottolineare il carattere anche intimidatorio dell’organizzazione: “Non serve solo il controllo del territorio. Questa è una storia di corruzione che è di per se un veicolo criminogeno – ha spiegato – Si convince chi prova a resistere, si passa sopra a tutti gli altri. non va dimenticato che contiamo 11 episodi di violenza od intimidazione. È la dimostrazione che se non si rispettavano le regole il sodalizio entrava in azione. Con le cattive”.

Durante una delle scorse udienze dell’appello, invece, Giosuè Naso, legale di Carminati, è tornato a minacciare il giornalista dell’Espresso Lirio Abbate“Ripeto ciò che ho già detto in primo grado: questo è un processetto, mediaticamente costruito in una certa maniera per condizionarvi, anche con le inchieste del giornalista Lirio Abbate, che io ribattezzato Delirio Abbate“, ha detto il difensore del Cecato.