Gionata Quercetani, 25 anni, nato e cresciuto a Sant’Ilario (Reggio Emilia) è l’ideatore di Travel Bass: un modello di contrabbasso elettrico smontabile e portatile. L’occasione è arrivata mentre studiava Design all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e nel frattempo lavorava anche in una bottega di liuteria a Parma. Un cliente chiese un modello di contrabbaso elettrico, e nonostante non fosse tra i modelli già proposti dalla bottega, Gionata si disse: perché no?

Forse più casualmente che intenzionalmente, il primo modello viene sviluppato e prodotto con una cassa armonica, il che conferisce al contrabbasso elettrico un’alta qualità sonora. L’idea invece di rendere più agevole il trasporto dello strumento è nata dall’esperienza diretta a New York e Chicago, città di culto del jazz. Ospite da due musicisti professionisti americani, Gionata ha visto coi suoi occhi cosa significhi portare con sé un contrabbasso: in metropolitana, in taxi, e anche in aereo.

Quest’esperienza induce Gionata a lanciarsi completamente nel progetto, abbandonando gli studi. Negli ultimi cinque anni, Travel Bass è stato da lui personalmente sviluppato, sul piano produttivo ma anche promozionale. L’idea di lanciare il progetto soprattutto in America nasce da motivazioni differenti. Ad esempio, la diversità rispetto all’Italia del target, vale a dire i musicisti interessati al prodotto. Per Gionata, la differenza avviene sul piano della considerazione della professione del musicista. In Italia la qualità di un singolo strumento e musicista tende a passare in secondo piano, rispetto al nome del solista o della band.

“Travel Bass non è uno strumento primario, serve per ovviare a delle questioni pratiche. In America, per come un musicista è retribuito e per com’è considerata la professione in sé, quest’ultimo può e deve investire sui suoi strumenti”. Altre differenze esistono inoltre sul piano della concorrenza. Per l’esperienza di Gionata, America e Italia hanno due approcci molto diversi riguardo la competizione sul mercato. Se in Italia un’idea concorrente viene percepita come una minaccia da “stroncare sul nascere”, in America l’attitudine generale è più collaborativa. Nessuno, comunque, ti regala nulla: l’importante è guadagnarci entrambi.

“Diciamo che la frase più utilizzata è ‘facciamo business insieme’: se hai avuto una buona idea, io nel mio piccolo o grande posso darti una mano.” Le motivazioni che spingono Gionata oltreoceano non sono tutte di natura commerciale. Dal suo punto di vista, la percezione americana del lavoro è quella di un’attività estremamente nobilitante. “Ognuno, per quanto piccolo sia il suo ruolo, è contento di ricoprirlo, o se non lo è almeno è consapevole di quello che lo stipendio gli permette di fare.”

Oltre al fatto che, in un’ottica di miglioramento delle prestazioni lavorative, per Gionata in America non si è mai abbastanza avanti. C’è sempre un obiettivo più alto da raggiungere, in uno sviluppo continuo e positivo. Tutto questo, probabilmente, non lo porterà mai a sposare il patriottismo esagitato americano, né tantomeno la differenza nel creare relazioni sociali, intese più spesso come semplice network lavorativo.

Dal punto di vista dello sviluppo personale e professionale, Gionata non dimentica l’Italia come casa sua, ma propende comunque verso il Nuovo Continente per un motivo molto semplice. “Perché l’America? Perché mi piace. Mi piace stare nelle città giganti, adoro l’idea di guardare fuori dalla finestra e vedere una marea di persone che corrono, piene di cose da fare. Mi piace pensare che in mezzo a loro ci siano idee geniali ancora da scoprire. Mi piacciono i palazzi grossi e sì, forse i film americani mi hanno lobotomizzato il cervello: ma mi piacciono anche quelli.” Nulla vieta, dice, di ritornare o partire per un’altra destinazione. Per ora, così come nel momento in cui è nato Travel Bass, piuttosto che chiedersi perché, Gionata preferisce dirsi: perché no?