Il renziano Ettore Rosato apre una breccia. Il presidente del Pd Matteo Orfini lo stoppa subito. L’ipotesi di un referendum tra gli iscritti per decidere se fare o meno un accordo di governo con il M5s continua a monopolizzare l’agenda politica del Partito democratico. Tra mille distinguo e insospettabili aperture. Dopo Emiliano, Chiamparino e Cuperlo, è una notizia l’uscita del deputato Ettore Rosato, capogruppo uscente dei dem alla Camera, padre del Rosatellum, nonché da sempre considerato molto vicino a Matteo Renzi. Insomma, un nome di peso del Pd nella scorsa legislatura. “Non sono d’accordo a fare un governo con i 5 stelle, ma su decisioni importanti potrebbe essere utile una consultazione degli iscritti, anche sulla possibilità eventuale di fare un governo” ha l’ex presidente dei deputati democratici. Una posizione molto distante da quella di Renzi all’indomani della batosta elettorale, quando aveva giurato che mai e poi mai il Pd avrebbe fatto un governo con i grillini. L’attuale impasse politico, però, ha cambiato le cose all’interno del Partito democratico, specie se una consultazione della base dovesse avvenire dopo un appello alla responsabilità governativa da parte del presidente della Repubblica. In tal senso, le parole di Rosato sono da considerare un’apertura, specie se dovessero rappresentare il pensiero della corrente renziana.

Non la pensa così, tuttavia, il presidente del Partito democratico Matteo Orfini, assolutamente contrario all’ipotesi di una consultazione tra la base. A chi gli chiedeva di rispondere alle parole di Rosato, Orfini ha chiarito così: “È previsto dal nostro statuto che su alcune questioni di grande importanza possa svolgersi un referendum tra gli iscritti. Non è mai successo nella storia del partito. Se dovesse essere necessario, si potrebbe fare. Io onestamente non credo ce ne sia la necessità in questo caso e mi stupisce che qualcuno un minuto dopo aver votato in quella scelta in direzione poi abbia iniziato a metterla in discussione. Ettore ha usato l’ipotesi del referendum come rafforzativo di quella che è la sua e la nostra posizione – cioè di stare all’opposizione – altri, invece, hanno proposto cose differenti”. Quale sarà quindi il futuro del partito? “Noi abbiamo assunto una posizione chiara – ha detto – che è quella che il Pd deve stare all’opposizione. Questo non c’entra nulla con l’Aventino: l’opposizione si fa in Parlamento“. 

video di Manolo Lanaro

Un punto di vista – quello di Orfini – molto diverso dalle posizione di Rosato. Che sulla sua attuale collocazione politica ha risposto con ironia: “Non sono nel giglio magico, non sono di Firenze, sono nella fioriera accanto” ha detto, confermando la vicinanza all’ex segretario, ma sottolineando la sua distanza dall’entourage fiorentino dell’ex Rottamatore. Un chiaro distinguo, insomma. “Ho sentito Renzi venerdì. Come sta? Un po’ affaticato dal tennis” ha detto Rosato, aggiungendo che “Renzi è preoccupato, ma pensa anche ad altro per fortuna. Si è dimesso e coerentemente non è dentro le vicende con una presenza diretta”. Rosato, tuttavia ha sottolineato di non rinnegare nulla “di quanto fatto con Matteo Renzi”: “Tra qualche anno si guarderà indietro e si dirà ‘Col governo Renzi e Gentiloni le cose si facevano’ – ha affermato – Non so se questa legislatura sarà produttiva un quinto della precedente”. Per quanto riguarda l’analisi del voto, invece, Rosato è distante dalla visione di Renzi, secondo cui il Pd ha sbagliato la campagna elettorale: “Errori? Non abbiamo capito che la gente era stanca e stufa della sua situazione – ancora Rosato – Al Sud sulla disoccupazione con le cifre sul Pil non davamo risposte. Renzi antipatico? È semplificatorio. Noi troppo di destra? Avremmo preso il 35%!”.

Tornando ad un eventuale patto di governo con chi ha vinto le elezioni, Rosato ha spiegato la sua posizione, che è traducibile così: tra Salvini e Di Maio, il secondo è quello meno peggio. “Non sono uguali – ha detto – Alcune cose che propone Salvini sono inaccettabili a livello politico e culturale, ha alimentato la paura in questo Paese”. Sul leader grillino, il parere è diverso: “Di Maio non ha un programma, ha una lista dei desideri: un’Italia più pulita, più bella, tutti con una fidanzata, il reddito di cittadinanza – ha detto con una punta di ironia -, a chi non piacerebbe? Se Salvini dovesse fare alcune delle cose che ha promesso sarebbe l’Italia dei muri – ha aggiunto Rosato – Dall’altra parte (M5s, ndr) c’è la non scelta, non hanno mai preso una posizione su certi temi. Dubito che Di Maio si faccia convincere su qualche cosa…. Ci sono delle regole in politica, chi perde le elezioni sta all’opposizione – aveva premesso Rosato – Vediamo come si svolgono le consultazioni, ma chi ha fatto campagna elettorale dicendo ‘non funziona niente in Italia e lo aggiustiamo noi’ ha il dovere di provarci”. Il discorso, poi, è scivolato sui nomi dei papabili presidenti di Camera e Senato: “Ho stima di Giorgetti” ha detto Rosato. Emilio Carelli? “Non lo conosco tranne che per la televisione, ma non possiamo essere pregiudizialmente contro”.

ltrettante correnti interne, nel Pd c’è un tema che inizia a diventare così trasversale da poter rappresentare un punto di ripartenza: il referendum tra gli iscritti sulla possibilità di allearsi per fare un governo. Non mancano i contrari, certo, ma dopo Emiliano, Chiamparino e Cuperlo, l’ultimo a esprimersi in tal senso è stato il