Era una corsa in solitaria con un unico nemico: l’affluenza. Tre ore prima della chiusura delle urne era fissa al 60%: alla fine arriverà al 65% ma non toccherà agli auspicati 70 punti percentuali. Poco male, però. Perché tra i russi che sono andati a votare tre su quattro hanno scelto ancora una volta Vladimir Putin, incoronato presidente per la quarta volta: resterà così al potere sino al 2024. Una vittoria che era largamente prevista, e che arriva in un periodo di relazioni tese a livello internazionale, con il crescente isolamento di Mosca per l’avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal nel Regno Unito e la pressione delle sanzioni americane. In piazza a Mosca dopo che i risultati parziali hanno evidenziato il suo trionfo, Putin ha ringraziato e detto di vedere nel voto il segno della “fiducia e della speranza” dei russi, promettendo che continuerà a “lavorare duramente, in modo altrettanto responsabile ed efficace”.

Tre voti su quattro – Diffondendo i dati preliminari al termine dello scrutinio, la Commissione Elettorale Centrale ha fatto sapere che Putin ha vinto le elezioni con il 76,6% dei voti. L’affluenza è stata invece del 67,49%. Il vice presidente della Commissione Elettorale, riporta InterfaxNikolai Bulaev, ha sottolineato che “56 milioni di russi” hanno votato per Putin, ovvero il record assoluto nella storia delle elezioni presidenziali russe. Al secondo posto è arrivato il comunista Pavel Grudinin, con il 13,4% dei voti, seguito dal nazionalista e populista di destra Vladimir Zhirinovsky, con il 6,3%. Quarta la giornalista Ksenia Sobchak con l’1,4%, mentre sono rimasti sotto l’1% Grigory Yavlinsky, Sergei Baburin, Maxim Suraikin e Boris Titov. Nessuno degli sfidanti costituiva una effettiva minaccia per Putin, mentre al principale leader dell’opposizione Alexey Navaly era stato vietato di candidarsi a causa di precedenti condanne.

Il caso Skripal – Il risultato senz’altro è stato influenzato dallo scontro con Londra sul caso Skripal. Il portavoce della campagna elettorale di Putin, Andrei Kondrashov, non s’è tenuto e ha ringraziato pubblicamente il premier britannico Theresa May: “L’affluenza è stata di 8-10 punti superiore alle attese e per questo dobbiamo ringraziare il Regno Unito. Ci hanno messo sotto pressione nel momento esatto in cui avevamo bisogno di mobilitare gli elettori. Ogni volta che la Russia è accusata ingiustamente di qualcosa, il popolo russo fa quadrato attorno al cuore del potere. E oggi il cuore del potere è Putin”. Lo zar, parlando al suo comitato elettorale, per la prima volta è intervenuto sulla questione e ha definito “una sciocchezza” ritenere la Russia colpevole della morte di Skripal a pochi giorni dalle elezioni e prima della coppa del mondo.

Al potere quasi quanto Stalin – Se la vittoria di Putin era largamente annunciata, il risultato ottenuto è (se sarà confermato dai dati definitivi) maggiore del previsto e di quelli delle elezioni precedenti: nel 2012 Putin aveva registrato il 63,6%, nel 2004 il 71% e nel 2000 il 53%. L’ex agente del Kgb diventerà così il leader che più a lungo abbia guidato il Paese, fatta eccezione per Josef Stalin. “I nostri pensieri vanno ora al futuro di questo nostro grande Paese e dei nostri figli”, ha detto Putin a Mosca, davanti alla folla radunata per i festeggiamenti del quarto anniversario dell’annessione della Crimea. Secondo il ministero dell’Interno, citato dall’agenzia Tass, in piazza c’erano 35mila persone. Circa 107 milioni di russi erano chiamati a votare e, secondo la commissione elettorale, tre ore prima della chiusura delle urne l’affluenza era del 60%. Un dato alto, ma non quanto il Cremlino avrebbe voluto per dare dimostrazione del consenso e della forza di Putin. Per spingere i russi a votare, ci sono state sia feste e campagne, sia pressioni come minacce di licenziamento o espulsione dalle scuole, ha denunciato il quotidiano d’opposizione Novaya Gazeta citato da AFP.

Le denunce di brogli – “Sono le elezioni più sporche nel territorio dell’ex Unione Sovietica: purtroppo ha avuto ragione Alexei Navalny”, è il commento di Grudinin, il primo degli sconfitti. Navalny, che aveva fatto appello per il boicottaggio del voto e la cui organizzazione aveva inviato 33mila osservatori nei seggi, ha denunciato irregolarità e brogli, soprattutto a Mosca e dintorni, a San Pietroburgo e in Baschiria. L’ong Golos, specializzata nel monitoraggio elettorale e che elenca le presunte frodi sul suo sito web, alle 19 italiane aveva conteggiato 2.709 casi di irregolarità tra cui urne riempite di schede fasulle, voti multipli o impedimento del lavoro degli osservatori. Tra le varie denunce ci sono state anche casi di polli, buoni sconto e biglietti per concerti promessi a chi avesse votato, di elettori portati ai seggi a bordo di pullman, di cifre di affluenza gonfiate, di pressioni agli elettori. Il voto è anche stato il primo dall’annessione alla Russia della Crimea, fino al 2014 parte dell’Ucraina, fatto all’origine della peggior crisi diplomatica internazionale tra Usa e Paesi occidentali dalla Guerra fredda. Proprio in Crimea, secondo la testata russa Sputnik, il sostegno ottenuto da Putin è stato del 91,7%. Navalny ha poi twittato, nella sua prima reazione ai risultati: “Mi ero promesso di non arrabbiarmi e di non alzare la voce. Beh, ritenterò il prossimo anno”.