Un cargo russo in fase di decollo da un aeroporto siberiano ha fatto scivolare sulla pista, per un guasto al portellone, circa 3,5 tonnellate di lingotti d’oro. Non si sa se siano stati recuperati tutti oppure qualche chilo sia sfuggito, né si conosce la proprietà di tutti quei lingotti a quale magnate appartengano. La Banca d’Italia nei suoi caveau conserva circa 90 miliardi di euro in oro. Tonnellate e tonnellate di lingotti, una riserva aurea cospicua e abbagliante. E’ così tanto l’oro che possediamo che risulta invendibile. Infatti gli economisti ci ricordano che scaricare sul mercato anche solo poche quantità (che comunque sarebbero nell’ordine di decine di tonnellate) provocherebbe un crollo dei prezzi e l’oro si trasformerebbe in rame. Così qualche anno fa è successo alla Banca d’Inghilterra, impegnata a vendere i suoi lingotti e poi, vista l’aria, obbligata a fare marcia indietro. “Non lo vendo neanche per tutto l’oro del mondo”, usiamo dire per definire quel che abbiamo di più prezioso e intoccabile. Ora sappiamo che seppure lo avessimo quell’oro non varrebbe più oro. Se la ricchezza si fa smodata perde di valore, diviene visione e abbaglio, e accade che per spenderla (succede agli emiri, ai grandi criminali e pure alla famiglia Trump), si è costretti a disseminarla fino alla toilette, nei dintorni della tavoletta del water.

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