Illuminata dai riflettori del circuito di Losail, in Qatar, comincia la 70esima edizione del Motomondiale. Tra il “siamo pronti” di Valentino Rossi di mercoledì, il giorno prima del ritorno in sella per le prove libere, e il “pure la Suzuki va più forte di noi” pronunciato appena due settimane fa durante i test, sempre in Qatar, c’è tutto l’antipasto di questa nuova annata. Due le certezze: la Honda e Marc Marquez vanno ancora fortissimo, Andrea Dovizioso con la Ducati è pronto a replicare lo splendido 2017. Tutto il resto rimane nel campo delle incognite, a partire appunto da una Yamaha bipolare: a tratti di nuovo competitiva, salvo poi tornare a mostrare le stesse fragilità che l’hanno affossata nella scorsa stagione. Da qui le dichiarazioni ambigue di Rossi: la sua corsa al decimo titolo, a 39 anni e alla 23esima partecipazione nel Motomondiale, comincia in salita.
La MotoGp riparte senza grossi stravolgimenti: i contendenti al titolo sono rimasti in sella alle stesse moto, con Maverick Vinales che ha rinnovato fino al 2020 con la Yamaha imitato subito dopo da Valentino Rossi, pronto a restare in sella fino a 41 anni. Poche novità anche nel regolamento: l’elemento tecnico che farà pendere l’ago della bilancia sarà soprattutto il motore. Honda, Ducati e Yamaha ne avranno infatti solo sette a disposizione e una volta omologati non potranno più toccarli. Suzuki, Ktm e Aprilia hanno invece maggiore libertà e potranno aggiornarsi in corso d’opera. Sarà inoltre consentita una sola modifica alla carena, per frenare la guerra delle alette. La più importante novità è il debutto in Thailandia, sul circuito di Buriram, che porta a 19 le gare in calendario: mai così tante. A garantire lo spettacolo sarà quindi l’equilibrio: detto del rinnovato duello tra Marquez e Dovizioso – nella scorsa stagione vinse lo spagnolo solo all’ultima gara – tutti gli altri piloti di punta partono con ambizioni da titolo.
Marc e il Dovi dunque, poi Vinales in compagnia del Dottore, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa. Questa è l’ipotetica griglia di partenza per la corsa allo scettro di campione del mondo con cui si ricomincerà domenica 18 marzo. I test hanno mostrato che lo spagnolo già sei volte campione del mondo ha ormai la tranquillità del veterano. Si è persino nascosto Marquez, ma il suo passo sul giro certifica che la Honda è la moto più costante e fluida, tutte caratteristiche un tempo marchio di fabbrica della Yamaha. Però Dovizioso è lì, vicinissimo, ogni tanto pure un passetto più avanti come ha imparato a fare dopo i successi in Austria e Giappone dello scorso anno, quando riuscì a battere Marquez anche nel testa a testa. “E’ la miglior Ducati che io abbia mai guidato”, ha ammesso il forlivese. Se il Dovi è sereno e ormai consapevole del suo valore, più frenetico è l’umore dalle parti di Lorenzo. Lo spagnolo ha mostrato di poter reggere il ritmo del compagno di squadra – record del circuito durante i test a Sepang – ma non si è ancora adattato del tutto alla Desmosedici.
In tutto questo verrebbe da sottovalutare la Yamaha e sarebbe un errore. Certo, la moto si mangia ancora le gomme, l’elettronica è un passo indietro rispetto alle rivali e il pilota più veloce nei test è stato quello sbagliato, Johann Zarco. Il francese guida la Yamaha sì, ma quella versione 2016 del team Tech3, che non a caso dal prossimo anno ha scelto di passare alla Ktm. La nuova M1 però ha dato anche qualche sensazione positiva e Rossi alla fine ha chiuso secondo nell’ultimo giorno di prove sulla pista da cui ripartirà il Motomondiale. “I test hanno dimostrato che abbiamo punti forti e punti deboli”, ha confermato lo stesso Valentino. Senza dimenticare che l’anno scorso in Qatar vinse Vinales e Rossi fu terzo davanti a Marquez. La Yamaha sembrava la più veloce, poi però il campionato prese un’altra direzione.

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