“Matteo approfitto per salutarti e per farti i complimenti da parte di tutto il Front National“. Dopo appena 9 minuti dall’inizio del suo discorso conclusivo al congresso del Front National, Marine Le Pen ha rivolto il suo primo sorriso e il suo primo saluto al segretario della Lega, sollevando l’applauso della sala del Palazzo dei Congressi di Lille. Il nuovo nome deve essere Rassemblement National (Unione Nazionale) suggeriesce la leader. La proposta sarà ora sottoposta al voto dei militanti, che esprimeranno per posta. La politica, che all’Eliseo no è riuscita ad arrivare battuta sonoramente da Macron è stata rieletta presidente del partito, con il 100% dei suffragi. Anche perché era l’unica candidata alla rielezione. “La nostra Assemblea nazionale è così poco rappresentativa… guardate i risultati e il numero dei deputati ottenuti dalla Lega in Italia, dal Fpoe in Austria! – ha detto tornando a insistere sulla necessità di cambiare la legge elettorale francese, basata sul maggioritario – Noi dobbiamo instituire lo scrutinio proporzionale alle legislative“. Nel suo discorso non è mancato un rifertimento diretto al segretario dimissionario del Pd: “Un giovane leader, Matteo Renzi, 4 anni fa, si presentò e parlò di Europa e politica europeista come della migliore tradizione” per il suo Paese continuando con un’allusione ad Emmanuel Macron: questo “Ci ricorda qualcosa… C’è stato un referendum – ha aggiunto Le Pen – e 4 anni dopo ci ritroviamo i nostri alleati della Lega alle porte del potere. Abbiamo assistito alla caduta del Macron italiano“.

Madame Le Pen, 49 anni, comincia così il suo terzo mandato alla testa del partito che guida da quando, nel 2011, successe al padre e fondatore del FN, Jean-Marie, da oggi definitivamente fuori dal partito per decisione del Congresso, che ha abolito la sua carica di “presidente onorario”.  Dopo una lunga battaglia giudiziaria proprio contro la figlia Marine, gli iscritti del partito – durante il congresso di Lille – hanno votato al 79,9% per il nuovo statuto.

Al Congresso del partito di estrema destra Marine ha invitato, ieri, anche la punta di diamante della destra americana più dura, Steve Bannon, ex chief strategist del presidente Usa Donald Trump. In difficoltà dopo le sconfitte a ripetizione e le faide familiari, propone di cambiare nome e strategia, di diventare partito “di governo”, la leader cita sempre più spesso la Lega “dell’amico Matteo Salvini”. L’impressione generale è abbia accusato il colpo e tenti la manovra per rilanciarsi, anche se non pochi pensano che possa essere questo il suo ultimo congresso.

L’uomo del giorno lo spregiudicato Bannon, che dopo aver cavalcato la campagna vittoriosa di Donald Trump alla Casa Bianca ha dovuto dire addio alla Casa Bianca e al suo ruolo di consigliere perché accusato di aver orchestrato fughe di notizie sulla stampa. “La Storia è dalla nostra parte e ci porterà di vittoria in vittoria – ha detto ieri Bannon dal palco – voi fate parte di un movimento mondiale che va oltre la Francia, l’Italia, l’Ungheria…più grande di tutto questo”. Le parole “fascista”, “xenofobo”, “razzista”, con le quali “venite apostrofati” sono “disgustose” ma la loro ora è suonata: “Lasciate che vi chiamino così, portate queste parole come medaglie. Perché noi diventiamo ogni giorno più forti e loro si indeboliscono”. Parole durissime, persino per uno come Jean-Marie Le Pen, che ci è abituato: “se vogliono essere sdoganati non mi sembra che Bannon sia esattamente la definizione di quello che ci vuole”. In una intervista alla Stampa Bannon ha poi auspicato di vedere insieme Lega e M5s: “È l’Italia il cuore della nostra rivoluzione”.