L’origine del mondo nuovo è scritta nel suo dna: nell’età degli elettori, nel loro lavoro, nel loro curriculum dentro la cabina. La specie che sopravvive, dice Beppe Grillo, non è quella più forte ma quella che si adatta meglio: “Un po’ democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra”. Di quale materia è fatto, allora, quel 32 per cento? C’è un pezzo di Pd, come dicono tutti gli istituti di analisi. Ma non basta. Dentro ci sono cittadini che nel 2013 non si erano nemmeno presentati alle urne, ci sono ex elettori di Vendola, ma ci sono anche ex elettori di Berlusconi e soprattutto di Mario Monti. Cioè i sostenitori del governo del Professore, che nell’enciclopedia dei grillini è alla voce “grande inciucio” e che ha dato l’ultima spinta per il primo boom dei Cinquestelle, quello di cinque anni fa. E’ in questa radiografia dell’istituto Ixè, diretto da Roberto Weber, la forza attrattiva che ha ingrossato settimana dopo settimana il bacino elettorale del M5s.

Il primo schema racconta che di quei 10 milioni e 700mila che hanno votato il M5s, il 57 per cento l’aveva già fatto cinque anni fa. Il resto sono tutti elettori “nuovi”, almeno alle Politiche. La fetta più importante arriva dall’astensione (13 per cento), ma a seguire ci sono gli ex votanti di Scelta Civica (12) che sono molti di più degli ex Pd (7). I Cinquestelle hanno anche perso qualcosa, è successo per i motivi più diversi ed è successo, spiega Weber, verso il centrosinistra e soprattutto verso il centrodestra (in testa la Lega). Ma sono falle quasi ininfluenti rispetto a quanto il M5s è riuscito a rubare alle altre aree politiche, in particolare quelle definite “moderate” come – appunto – quella di Monti, un fenomeno emerso – in parte inferiore – già alle Europee 2014.

Poi c’è l’altro vincitore, la Lega, che in cinque anni ha più che quadruplicano i propri voti (dal 4 al 17), un fenomeno ancora più sorprendente dell’aumento dei Cinquestelle che ora sono al 32 ma partivano dal 25. Guardando alla composizione del Carroccio che elabora Ixè, salta all’occhio subito che la maggioranza relativa degli attuali elettori leghisti nel 2013 aveva votato il Popolo della Libertà, cioè Berlusconi. E’ una sorta di “sostituzione” dell’elettorato: solo il 19 per cento dei 5 milioni e 700mila voti della Lega era già del partito allora guidato da Roberto Maroni. Il 31, invece, arriva dal Pdl: Weber spiega che l’elettorato della Lega ha un altissimo tasso di fedeltà alla coalizione (87 per cento). E’ come se la base del centrodestra subisse una metamorfosi, cambiasse pelle. Anche la Lega recupera parecchio dai vecchi astenuti (22 per cento), ma in questo “esame del sangue” dell’elettorato della Lega c’è la conferma che il voto al Carroccio e ai Cinquestelle in molte parti del Paese sono le facce della stessa medaglia: di protesta, di voto “anti”, di volontà di cambiamento. E infatti un decimo degli elettori attuali della Lega nel 2013 aveva votato M5s. Fino all’impensabile, che probabilmente riguarda soprattutto le Regioni rosse: il 7 per cento dei “nuovi leghisti”, nel 2013, votarono il Pd di Bersani. Evidentemente l’ultima speranza, l’ultima opportunità data al centrosinistra.

Se il ragionamento si estende a tutti i partiti, da Ixè spiegano che solo in un elettore su due ha fatto la croce di nuovo sul Pd. Tutti gli altri se ne sono andati: verso il M5s soprattutto, verso la Lega (molto di più che verso Forza Italia), ma soprattutto verso il non voto (uno su 5). Metà degli elettori di Scelta Civica ha scelto i Cinquestelle. I veri disorientati, in ogni caso, sono gli ex elettori di Vendola, convinti proprio pochino dal progetto di Liberi e Uguali: uno su 3 si è astenuto, uno su 4 ha scelto Grasso, ma parecchi si sono sbriciolati tra Pd, Bonino e M5s.

Il lavoro sui dati di Ixè sconfessa un  pregiudizio sui Cinquestelle: il loro 32 per cento, infatti, diventa 43 tra i dipendenti a tempo indeterminato. Di un pelo dietro arrivano, certo, i disoccupati e gli studenti. Bassissima la quota, invece, tra pensionati e lavoratori autonomi. Proprio i disoccupati puniscono il Partito Democratico (il quasi 19 per cento totale si riduce all’8), mentre a spingere – invano – Renzi sono stati soprattutto i pensionati, tra i quali il Pd è il primo partito. Gli studenti sono il bacino principale di Liberi e UgualiPiùEuropa e Potere al Popolo, ma non disdegnano affatto la Lega. Chi dà più forza a Forza Italia e Lega sono le casalinghe e gli autonomi. I disoccupati sono un bel pezzo dell’elettorato dei Fratelli d’Italia.

Se i Cinquestelle restano il primo partito in tutte le fasce d’età (e in particolare tra gli elettori di mezza età, tra i 35 e i 44), estendendo il proprio consenso – rispetto agli anni precedenti – anche nelle fasce dei più anziani. Weber qui sottolinea “la conquistata capacità di sfondare il muro dei 55 anni, oltre il quale, solo pochi mesi fa, registravamo un tracollo di consensi al movimento”. Il Pd primeggia invece solo tra gli anziani, cioè coloro che hanno più di 65 anni, a conferma del fallimento anche del tentativo di Renzi di rendere più giovanile il partito. Tra le altre cose si può notare che la Lega ha i suoi picchi tra i 45 e i 64, mentre Forza Italia va forte tra gli ultra 65enni. Liberi e Uguali e Potere al Popolo hanno costruito buona parte del loro piccolissimo patrimonio soprattutto sui giovani. Da lì forse una parte della sinistra, svuotata e senz’anima, potrebbe cominciare a raccogliere qualche coccio.