I vincitori della novantesima edizione, anno 2018, ormai li conosciamo. Ma forse non tutti sanno che l’oro dell’Oscar del cinema brilla grazie alle stessa tecnologia che aiuta i telescopi a vedere le galassie più distanti. Il rivestimento degli specchi, come della celebra statuetta, si basa sulla stessa tecnica messa a punto dalla Nasa.

L’oro è infatti utile nello spazio, perché è in grado di riflettere le lunghezze d’onda infrarosse della luce, che consentono di rilevare oggetti celesti che sono molto lontani. Inoltre, “l’oro è completamente inerte e di conseguenza non si ossida e non si annerisce”, ha detto il fisico Jim Tuttle, del Goddard Space Flight Center della Nasa. Grazie a queste stesse proprietà, l’oro blocca anche l’assorbimento del calore e per questo, a esempio, è stato usato per rivestire il tubo refrigerante da quasi 10 metri del telescopio spaziale James Webb, che funzionerà a temperature molto basse e il cui lancio è previsto nel 2019.

Per questo telescopio e per altri strumenti della Nasa, compreso lo specchio placcato in oro della sonda Mars Global Surveyor, operativa su Marte dal 1996 al 2006, l’agenzia spaziale americana ha progettato un metodo per rivestire in oro le superfici, insieme all’azienda Epner Technology di Brooklyn. La tecnica consiste nello sciogliere l’oro in una soluzione, nella quale viene immersa la superficie da rivestire, e far migrare gli atomi del metallo verso quest’ultima applicando una corrente elettrica. Questo processo permette di ottenere un rivestimento molto riflettente e resistente, che non si distacca, ed Epner utilizza la tecnica anche per gli altri clienti, tra cui l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences che assegna gli Oscar. “Abbiamo garantito che il nostro rivestimento in oro non si consumerà mai”, ha detto Epner. Infatti, le statuette hanno una garanzia a vita e l’azienda si è impegnata a sostituire, gratuitamente, qualsiasi statuetta che inizi a mostrare segni di usura.