Se Facebook fosse una nazione, oggi sarebbe la più popolosa al mondo con oltre 2 miliardi di “residenti”. All’interno della “nazione” Facebook, come in tutte le Nazioni, ci sono tante comunità, quelle positive (gruppi di supporto reciproco, di mamme ecc.) e quelle negative (chi incita all’odio, al razzismo ecc.). Facebook è uno strumento formidabile per connettere le persone e come tutti gli strumenti, non è né buono né cattivo, dipende dall’uso che ne viene fatto. Un coltello può essere usato per tagliare la carne o per uccidere qualcuno. Dipende tutto da noi. Mark Zuckerberg aveva già annunciato nel 2017 la volontà di unire tutto il buono che esiste sul noto social network californiano per connettere le persone, “bring people closer together”. Mark ha capito l’importanza delle comunità on line che possono diventare comunità reali, off line. Per questo motivo l’8 e 9 febbraio, Facebook ha convocato le best practises communities a Londra.

L’evento ha coinvolto oltre 150 communities provenienti da ventuno Paesi con quindici lingue differenti (l’inglese era la lingua ufficiale, ndr). Tutti aspettavano l’arrivo di Zuckerberg che ha mancato l’incontro inviando però il suo braccio destro Chris Cox. Nel suo discorso Mr Cox ha rinnovato l’impegno di Facebook per migliorare gli strumenti tecnici da mettere a disposizione degli admin affinché sia più semplice gestire la comunità on line e annunciando l’erogazione di premi in denaro per le migliori communities. Questo dimostra quando sia alto l’impegno di Facebook nei confronti delle comunità virtuali che servono ad unire le persone in un mondo che è sempre più diviso.

Dopo le tante critiche rivolte a Facebook in questi mesi (fake news, influenze sulla politica, bullismo etc), il Summit è stato un’occasione per mostrare al mondo quanto c’è di buono sui social network. Noi siamo stati invitati a partecipare come Social street avendo  utilizzato Facebook per connettere i vicini di casa. E’ stato un evento molto stimolante per confrontarsi e conoscere le tante realtà provenienti dal Portogallo, alla Grecia passando dalla Turchia ed Israele. Emma Rigby in Inghilterra ha creato “Love your doorstep”, una community di 20.000 membri nata su Facebook, diffusa a Londra ed in espansione in altre città inglesi. Sono gruppi di supporto di vicinato che hanno l’obiettivo di rafforzare e favorire l’economia locale, di vicinato.

Dave Cornthwaite ha creato Yes Tribe e l’ha trasformata in una community off line. Un giorno ha dato appuntamento su Facebook invitando i membri del suo gruppo ad andare a trascorrere una notte in campeggio durante la settimana. Uscito da lavoro, ha dato un appuntamento al “buio” nel centro di Londra. I suoi “amici virtuali” si sono ritrovati ed hanno preso il treno, passando una notte insieme ad un’ora da Londra rientrando la mattina seguente per tornare in ufficio. Oggi le Yes Tribe si sono diffuse in tutte il mondo e recentemente anche in Italia. Shay Ket, a Gerusalemme ha avuto un’idea alquanto inclusiva. Creare un gruppo “Just between friends job” che oggi conta quasi 9000 membri. E’ nato con l’obiettivo di mettere in contatto domanda ed offerta di lavoro fra persone referenziate, fra amici. La parte più interessante è che il gruppo va oltre le differenze di religione, e troviamo persone di fede differenti che si aiutano a vicenda nel cercare lavoro.

Francesca Fedeli insieme al marito, Roberto D’Angelo, fondatori di Fight The Stroke, erano una delle communities provenienti dall’Italia. Francesca e Roberto, dopo che loro figlio fu colpito da un ictus, si sono impegnati a creare una community che aiuta i genitori a scoprire diagnosi di epilessia, madri a trovare i giusti riferimenti medici nel proprio Paese fino a creare una piattaforma on line di riabilitazione per i bambini colpiti da ictus.

Abbiamo anche incontrato la fondatrice di Miss Bikers, Gilda Dota che è riuscita a rendere proficua la sua community nata su Facebook aggregando le appassionate di moto al femminile diventando un vero punto di riferimento per le bikers, con raduni locali e nazionali, la voglia di condividere la stessa passione. E’ anche una piccola “lobby” che aiuta a ripensare il mondo delle moto in chiave femminile ad esempio riguardo l’abbigliamento (che è prettamente maschile).

Durante il Summit ho avuto modo di conoscere tante realtà di cui ignoravo l’esistenza. Pensate se Facebook riuscisse a scremare tutto ciò che di negativo esiste sul social network valorizzando e mettendo in connessione facilmente tutte queste comunità. Trasformare l’uso individualista di Facebook in un utilizzo collettivo per avvicinare le persone in un mondo reale. L’azienda di Menlo Park potrebbe contribuire a costruire del vero capitale sociale ed a beneficiarne sarebbe l’intera comunità mondiale.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Sgarbi insulta Cecilia Strada e i fascisti inneggiano al duce, ma Facebook ha censurato me

prev
Articolo Successivo

Inchiesta Fanpage, Ordine e Federazione nazionale contro De Luca: “Non può dare dei camorristi ai giornalisti”

next