Morti o svaniti nel nulla senza un’apparente spiegazione. Il caso dei tre napoletani scomparsi in Messico da 20 giorni riporta alla mente altre vicende avvenute in passato e che hanno come protagonisti altri cittadini napoletani. Fatti che non hanno alcun legame con la cronaca odierna, ma che non possono non aggiungere angoscia in queste ore di totale assenza di notizie da parte delle autorità messicane. L’ambasciata italiana è stata mobilitata e la Farnesina è in contatto con la famiglia del 60enne Raffaele Russo, scomparso poco prima del figlio Antonio, 25 anni e del nipote Vincenzo Cimmino, 29 anni. I tre si trovavano nella zona di Tecalitlan, nello Stato di Jalisco e proprio dal locale commissariato di polizia, il giorno della scomparsa una operatrice ha assicurato al telefono il figlio di Russo che i tre italiani erano in loro custodia. Una versione contraddetta nelle ore successive. “Siamo convinti – ha riferito all’Ansa Gino Bergamè, portavoce della famiglia – che siano rinchiusi in un carcere in Messico. Siamo stati contattati da familiari di altre persone che da tempo non hanno più avuto notizie dei loro congiunti”. La mancanza di disponibilità economica e la reticenza finora mostrata delle istituzioni messicane ha fermato le famiglie, che pure avevano intenzione di raggiungere al più presto il Messico. La preoccupazione sale, soprattutto ricordando cosa è accaduto ad altri cittadini napoletani.

FILIPPO GUARRACINO E LE ESTORSIONI DELLA POLIZIA LOCALE – Il primo caso risale al 2004. Filippo Guarracino, trentenne napoletano, si recò in Messico il 10 marzo per trascorrere un periodo di vacanza a Cancun. Appena due giorni dopo il suo arrivo, iniziò a inviare messaggi nei quali chiedeva aiuto ai parenti e agli amici. Denunciò di aver subìto il furto del passaporto in albergo e quello di uno zaino da parte del tassista che doveva accompagnarlo al consolato, ma che invece lo aveva lasciato all’aeroporto. Non solo. Raccontò che un membro della polizia locale alla quale si era rivolto gli aveva chiesto denaro. Il console onorario Augusto Pastaccini Daddario organizzò il suo soggiorno in un albergo fino a quando non sarebbe stato rimpatriato, ma il 16 marzo Guarracino telefonò alla sorella per chiederle altro denaro, dato che le richieste estorsive non si erano affatto fermate e il ragazzo era stato anche minacciato di morte dalla polizia. Era terrorizzato e le chiese di sollecitare l’intervento del Ministero. Temeva di essere ucciso. Il giorno dopo fu lo stesso console a comunicare alla famiglia che il 30enne era ricoverato in ospedale. Ma perché si trovava lì? La trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto?’ si recò a Cancun e ricostruì le ultime ore di vita del 30enne: “Quaranta minuti dopo l’ultima telefonata con la sorella, il ragazzo fu soccorso mentre era in grave stato di alterazione emotiva a tre chilometri dal residence. A chiamare l’ambulanza sarebbero stati due poliziotti fuori servizio che lo avrebbero bloccato a terra”. La sorella decise di andare Cancun, ma il 20 marzo, mentre era in procinto di partire, ricevette dall’ambasciata la notizia che Filippo era morto in seguito a un infarto. Non solo le autorità messicane negarono la presenza di un medico italiano durante l’autopsia, ma pretesero che il corpo potesse essere rimpatriato solo cremato o imbalsamato. I periti italiani nominati dalla Procura di Napoli, analizzando il corpo al suo rientro in Italia, riscontrarono però diversi segni di percosse.

CIRO E ROBERTO, I DUE VENDITORI DI GENERATORI ELETTRICI – La loro attività, tra l’altro la stessa svolta in Messico anche da Filippo Russo, accomuna anche Ciro Poli e Roberto Molinaro. Il primo aveva 21 anni ed era nato a Ponticelli (Napoli). Era nel business della vendita di generatori elettrici nella città di Monterrey e, proprio in Messico, aveva trovato moglie e da sette mesi era diventato papà di una bambina. Il 5 novembre 2013 il suo corpo fu ritrovato carbonizzato all’interno della sua auto. In questo caso, nonostante sospetti e voci su un possibile omicidio fatto passare per tragedia, la famiglia fece propria la versione dell’incidente, negando qualsiasi collegamento con ambienti criminali. L’anno dopo, il 1 ottobre 2014, a scomparire fu Roberto Molinaro, 36 anni. Anche lui si era trasferito in Messico per vendere generatori elettrici. Sparì nel nulla mentre si trovava a Veracruz. Era arrivato in Messico l’11 settembre, insieme al fratello Enrico, all’epoca 32enne. Non era la prima volta che Roberto era andato in Messico, tanto che parlava correntemente lo spagnolo. Nei giorni che hanno preceduto la sua scomparsa, aveva incontrato insieme al fratello alcuni imprenditori edili. Alloggiava in un albergo e aveva noleggiato un’auto che non è stata più ritrovata. L’ultima volta sarebbe stato visto a Paso del Toro, a circa quindici chilometri da Veracruz. Il 4 ottobre la sua carta di credito è stata utilizzata per tre volte, per acquisti di poche centinaia di euro in un supermercato. Poi è stata bloccata.

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