Il Comune di Roma del sindaco 5 Stelle Virginia Raggi ha regolarizzato a Ostia l’occupazione abusiva da parte di Giuseppe Spada, zio del boss Carmine e di Roberto, colui che colpito con una testata il cronista di Nemo Daniele Piervincenzi. È quanto riportato dal Messaggero, secondo cui Spada ha vissuto dal 2001 senza alcun titolo una casa popolare in piazza Ener Bettica. Il quotidiano romano ha anche pubblicato la determina dirigenziale, firmata dalla direzione Interventi alloggiativi il 12 febbraio scorso, con cui viene assicurato l’alloggio a Giuseppe Spada e a sua moglie dopo aver analizzato la regolarità e veridicità della documentazione presentata. Un iter che non ha incontrato nessun intoppo, insomma. Con la diffusione della notizia, però, è deflagrata la polemica politica, con il Pd del Lazio ad attaccare la sindaca Virginia Raggi: “Il Campidoglio dà il via libera per la concessione di una casa popolare a Giuseppe Spada, con precedenti per furto, che la occupava senza titolo dal 2001. Il tutto ci pare alquanto incredibile, senza aggiungere altro – ha dichiarato il vicesegretario del Pd Lazio, Enzo Foschi – I 5 Stelle parlano di legalità e trasparenza quando stanno all’opposizione, ma poi quando governano e amministrano compiono simili scelte”.

Non si è fatta attendere la risposta di Virginia Raggi, che ha chiesto agli uffici capitolini di verificare immediatamente se tutte le procedure di legge siano state rispettate e di avviare un’indagine sullo stato di attuazione dell’articolo 53 della legge regionale 27 del 2006. Dall’assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative, invece, si sottolinea che “la regolarizzazione in sanatoria è imposta dall’articolo 53 della legge regionale 27 del 2006 qualora l’inquilino abbia occupato l’immobile entro il 20 novembre 2006 e abbia i requisiti previsti dalle norme regionali per accedere ad una casa popolare”. L’articolo 53 della legge regionale, infatti, recita: “In deroga all’articolo 15 della lr 12/1999, nei confronti di coloro che alla data del 20 novembre 2006 occupano senza titolo alloggi di edilizia residenziale pubblica il Comune dispone, in presenza delle condizioni richieste per l’assegnazione, la regolarizzazione dell’alloggio”.

Ad ogni modo, la questione è diventata oggetto di approfondimento anche da parte delle forze dell’ordine. La squadra mobile e i carabinieri, infatti, hanno acquisito le carte del Comune di Roma relative all’ assegnazione dell’alloggio popolare, il tutto su disposizione della Direzione distrettuale antimafia (Dda) della capitale. Sulla questione, inoltre, è intervenuta anche la Regione Lazio, con una nota che sconfessa in toto l’operato dell’amministrazione capitolina. “Il Campidoglio faccia verifiche, ma la sanatoria è chiusa da un decennio” fanno sapere dall’ente governato da Nicola Zingaretti, secondo cui “l’articolo 11 della legge regionale n. 11 del 2007 stabiliva in 24 mesi, e non oltre, i termini entro cui si doveva concludere l’istruttoria”. Tempi molto diversi da quelli del Comune, almeno a leggere la determina pubblicata dal Messaggero. “Per meglio chiarire – si legge ancora nella nota della Regione – è infatti erroneo fare riferimento alla sola legge regionale 2006 n. 27 visto che, per indicare in maniera stringente come eseguire la sanatoria, fu sempre l’amministrazione regionale di allora a produrre un’ulteriore legge, quella del 19 luglio 2007, n. 11. In essa – aggiunge la Regione – al capitolo III art. 11 si legge testualmente: ‘I comuni, nell’ambito della loro autonomia organizzativa, stabiliscono termini e modalità per l’istruttoria delle domande presentate ai fini della regolarizzazione delle occupazioni senza titolo degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa, da concludere entro ventiquattro mesi dalla data di scadenza del termine di presentazione della domanda stabilito nel modello approvato con delibera della Giunta regionale ai sensi dell’articolo 53, comma 4 della lr 27/2006′. Per maggiore precisione si aggiunge che i termini per la scadenza della domanda furono fissati in 90 giorni. In conclusione – conclude la Regione – quindi, si sta parlando di norme regionali prodotte da altra giunta, quasi un decennio fa, norme per cui la stessa Regione indicava esaurire l’efficacia nei 24 mesi successivi la loro applicazione”.

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