Spuntano altri due iscritti dalla massoneria tra i candidati del Movimento 5 Stelle. Se nel pomeriggio era stato Il Foglio a fare il nome di Piero Landi, candidato in Toscana, in serata è stato lo stesso M5s a comunicare quello di Bruno Azzerboni, tra i nomi presentati in Calabria nel collegio Reggio Calabria-Gioia Tauro. Entrambi, hanno fatto sapere i 5 Stelle, sono fuori dal Movimento. Come è fuori anche Catello Vitiello, il candidato campano che Il Mattino ha scoperto essere iscritto al Grande Oriente d’Italia.

Vitiello, Landi e Azzerboni, spiegano i Cinque Stelle in una nota, “al momento della sottoscrizione della candidatura non hanno detto la verità e non ci hanno informato di far parte di una loggia massonica”. Per questa ragione “non possono stare nel M5S e sempre per questo motivo gli sarà richiesto di rinunciare al seggio” e il Movimento spiega inoltre che li è inibito l’utilizzo del simbolo e “ci riserviamo di agire nelle opportune sedi al fine di risarcire eventuali danni di immagine cagionati al M5S”.

A sollevare il caso di Landi, candidato nel collegio uninominale della Camera a Lucca era stato Il Foglio, che nel pomeriggio sul proprio sito internet ha scritto che nome, cognome e data di nascita dell’aspirante deputato corrisponderebbero con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d’Italia. L’uomo sarebbe iscritto alla loggia “Francesco Burlamacchi” e risulterebbe “in sonno” dal 5 febbraio. Una situazione simile a quella di Catello Vitiello, “oratore” della loggia napoletana “Sfinge”, aderente al Grande Oriente d’Italia, candidato nel collegio uninominale di Campania 3 per la Camera.

Interpellato dal Foglio, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, ha risposto di non poter “confermare né smentire. Chiedetelo a lui”. Il giornale ha contattato quindi lo stesso Landi che ha negato di aver mai fatto parte della loggia Burlamacchi ma ha ammesso di aver fondato a Lucca un’associazione, “Italia punto e a capo”. In questa associazione ci sono appartenenti alla massoneria? “Sì – ha risposto Landi – però io non posso dirle altro. Sì, perché è noto a tutti ma…Non…Naturalmente da questo movimento o comunità di ascolto io ho dato le dimissioni appena ho dato le disponibilità al M5s. Non sono più con loro”.

Una questione, quella sull’appartenenza alla massoneria dei propri iscritti, che il Partito Democratico ha risolto nel 2010, dopo che alcune inchieste giornalistiche avevano fatto divampare la polemica. La soluzione? Cambiando le regole: il 7 giugno il comitato dei Garanti stabiliva che si può essere massoni e iscritti al Pd a patto che la loggia non sia segreta e che, al momento di
aderire al partito, si dichiari a colpi di documenti l’appartenenza a qualsiasi associazione così da consentire la verifica.

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