Tagli alla spesa sociale. Forte aumento di quella militare. Promessa di investimenti nelle infrastrutture. Timori per il deficit, che rischia di finire ulteriormente fuori controllo. Sono alcuni dei punti e possibili sviluppi del budget da 4400 miliardi presentato da Donald Trump e che ora deve essere approvato dal Congresso. Oltre ad aumentare di 984 miliardi il deficit federale per il prossimo anno, il piano di Trump rischia di aggiungere altri 7000 miliardi al deficit nel prossimo decennio. Il presidente non ha tra l’altro seguito, nella sua proposta, i punti dell’intesa raggiunta nelle scorse settimane da democratici e repubblicani. Ha tagliato ulteriormente la spesa sociale e aumentato in modo più consistente quella militare. Nell’insieme, ci sono poche possibilità che il budget di Trump passi al Congresso nell’attuale forma. I democratici non sono pronti ad accettare altri tagli alla spesa sociale. Il baratro sempre più largo del deficit spaventa molti repubblicani.

Una delle caratteristiche più significative della proposta di Trump riguarda proprio il rapporto tra spesa militare e spesa sociale. L’aumento dei finanziamenti per il Pentagono (in un Paese, gli Stati Uniti, che spende per la Difesa più di quanto investono Cina, Russia e Unione Europea messi insieme) sarà di 195 miliardi per i prossimi due anni. Cadrà invece la mannaia sul welfare, con un taglio di 1800 miliardi di dollari in spese per Medicaid, Medicare e buoni alimentari. Colpiti programmi come il Supplement Nutrition Assistance Program (30% di finanziamenti in meno in dieci anni). Tagliati i finanziamenti per agenzie federali come l’Environmental Protection Agency, già al centro di una dura battaglia per la cancellazione di molti dei programmi approvati negli anni di Barack Obama. Cambieranno anche le regole in altri programmi federali. Per esempio, sarà necessario un minimo di ore lavorate per gli assegnatari di case di edilizia popolare.

L’altra questione affrontata nel budget, e più volte reiterata negli annunci della Casa Bianca di questi mesi, è quella delle infrastrutture. Trump ha detto di voler costuire “scintillanti nuove strade, ponti, autostrade, canali in tutto il Paese. E lo faremo con il cuore americano, mani americane, tenacia americana”. In realtà, quello che è stato definito, sempre dalla Casa Bianca, come “il più vasto e audace investimento in infrastrutture nella storia americana”, mobilita 200 miliardi in fondi federali. Molto al di sotto della richiesta dell’American Society of Civil Engineers, secondo cui, per ristrutturare davvero l’ormai obsoleto sistema di infrastrutture USA, sono necessari 2mila miliardi di dollari. I Civil Engineers stimano anche che, in assenza degli investimenti di ristrutturazione necessari, gli Stati Uniti saranno costretti a sborsare altri 4000 miliardi di dollari per il mantenimento delle strutture attuali.

In effetti, il piano di infrastrutture della Casa Bianca è stato criticato da molti. L’economista e premio Nobel Paul Krugman ha per esempio fatto notare che si tratta di una sorta di un progetto ben al di sotto di quanto necessario: “Propone 200 miliardi in denaro federale… e al tempo stesso taglia 178 miliardi in finanziamenti per i trasporti e altri miliardi in acqua, energia e così via. Alla fine, il netto di spesa reale in infrastrutture è fondamentalmente zero”. Secondo Krugman, in un’opinione condivisa da molti settori democratici, il piano di Trump dovrebbe invece servire soprattutto “a privatizzare, in modo da ottenere profitti”. La Casa Bianca risponde enfatizzando l’importanza del soggetto privato. I finanziamenti federali per le infrastrutture dovrebbero produrre un investimento extra, da parte dei privati, di almeno mille miliardi.

L’opposizione al piano di Trump non viene comunque soltanto dai democratici. Anche molti repubblicani, quelli più conservatori da un punto di vista fiscale, guardano con una certa diffidenza al progetto. Lo stesso presidente, in una dichiarazione che riconosce le difficoltà, ha spiegato che la sua proposta è sì importante, ma non “quanto quella per l’esercito; non quanto quella dei tagli alle tasse”. Nonostante gli ostacoli a un voto positivo al Congresso, Trump prevede di portare comunque il suo piano per le infrastrutture in giro per l’America. Nel corso di una “big week for the infrastructure”, annuncia la Casa Bianca, il presidente spiegherà agli americani i suoi progetti per ponti, strade, fiumi.