“L’attenuazione delle regole e le logiche di emergenza che ispirano grandi opere e grandi eventi possono favorire la corruzione, che va invece combattuta con forza”. All’inaugurazione dell’anno giudiziario, la Corte dei Conti ammonisce sul contrasto alla corruzione, sottolineando come la propria azione “a tutela della legalità è vieppiù necessaria” a causa “dell’attenuazione delle rigide regole della contabilità pubblica negli attuali assetti organizzativi dell’amministrazione”, che sono caratterizzati “non solo dalla esternalizzazione di funzioni pubbliche e dalla costituzione di società partecipate“, ma anche “dal frequente ricorso a logiche di emergenza che, per le grandi opere dei grandi eventi”, richiedono “la deroga alle procedure ordinarie di spesa”.

Il procuratore generale Alberto Avoli ha aggiunto che è “inutile perseverare nella mera denuncia, occorre affinare e intensificare le concrete strategia di contrasto, di progressiva riduzione, di strategica eliminazione” anche modificando “l’approccio culturale”, ovvero “anziché dare risalto ad improprie generalizzazioni e demonizzazioni categoriali”, sostiene, bisognerebbe valorizzare “il patrimonio di rettitudine di tutti quegli operatori pubblici che con quotidiana abnegazione si dedicano al bene comune” e che sono “la maggioranza”. La demagogia, insiste Avoli, è “la prima alleata della corruzione la dove invece l’onestà favorisce l’individuazione delle cellule cancerogene da annientare con la precisione e l’efficacia del bisturi”.

La relazione traccia anche un bilancio di risultati economici e andamento di conti pubblici. Pur riconoscendone il miglioramento, il presidente Angelo Buscema sottolinea come lo scenario “non consente di abbassare la guardia” perché “l’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono infatti ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie“. Un’ulteriore spinta, avverte la Corte dei Conti, non può arrivare da politiche che contemplino una crescita del debito pubblico: “Il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico”. Una “via preclusa”, sottolinea Buscemi, “non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno”, riferendosi agli accordi europei, “quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”.

Intervendo durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il premier Paolo Gentiloni si è detto consapevole che “gli effetti sociali della lunga crisi che il nostro Paese ha vissuto non sono cancellati”. “Le cicatrici della crisi necessiteranno tempo per essere rimarginate – spiega – e la congiuntura favorevole non deve indurci in nessun modo ad abbandonare la strada delle riforme e della serietà sulla riduzione del debito e sui conti pubblici”.

Al momento, segnala la Corte dei Conti, c’è in effetti “una progressiva inversione di tendenza nel processo di riequilibrio dei conti pubblici, in termini di riduzione della spesa pubblica e dei tassi di interesse” ma non va “sottaciuto come ciò sia avvenuto anche per effetto del congelamento della dinamica dei redditi del pubblico impiego e con una compressione della spesa per investimenti talmente forte da creare preoccupazione per lo stesso mantenimento del capitale fisso a disposizione del sistema”.

Buscema aggiunge inoltre che nel rispetto dei vincoli sui conti pubblici deve essere assicurato il “delicato bilanciamento di interessi di rilevanza costituzionale, tra i quali non potevano non rientrare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, da garantire su tutto il territorio nazionale”. “Un bilanciamento di non facile soluzione – sottolinea – nella ricerca di un punto di equilibrio tra i diritti in comprimibili e il rispetto dei vincoli di bilancio. Il tutto naturalmente senza perdere di vista l’obiettivo di assicurare il migliore servizio alla collettività”.