Il 6 febbraio è stata la Giornata internazionale per la Tolleranza Zero sulle Mutilazioni Genitali Femminili (hashtag #endFGM), ma in ogni giorno dell’anno dobbiamo impegnarci per eliminarle. Le mutilazioni (cutting, escissione, modificazioni, alterazioni) dei genitali femminili sono interventi illegali, violenze che sono state e sono subite da milioni di donne in tutto il mondo, non sono prescritte da alcuna religione, non hanno nessuna giustificazione, e sono una violazione dei diritti umani.

Gli interventi (il “taglio”) riguardano il prepuzio della clitoride (circoncisione), la clitoride (clitoridectomia), le piccole labbra, le grandi labbra, la vagina, vengono effettuati non solo nell’infanzia ma anche nell’adolescenza, con strumenti anche non chirurgici. La mutilazione più grave ed estesa (presente nel 10-15% del totale dei casi), che comporta maggiori conseguenze fisiche e psicologiche a breve e a lungo termine, è l’infibulazione, dove i genitali esterni sono completamente asportati (anche se a volte una parte o tutta la clitoride non è coinvolta nel taglio) e quello che rimane delle grandi labbra viene cucito, lasciando solo una piccolissima apertura per la fuoriuscita dell’urina e del flusso mestruale.

La divulgazione dell’anatomia dei genitali esterni femminili può contribuire a prevenire le mutilazioni genitali femminili e a far capire l’assurdità di questi interventi, vedi il mio articolo in Clinical Anatomy chiaramente è necessario lavorare anche sulla mentalità degli uomini, e oltre a spiegare l’anatomia della vulva, serve anche una corretta educazione sessuale, perché molti credono che solo una donna infibulata sia vergine, per questo rifiutano di sposare donne non infibulate. Spesso ogni strategia di tipo legislativo, educativo e di informazione, per prevenirle si è dimostrata inefficace, per questo sono stati proposti dei riti alternativi non dannosi e simbolici per le famiglie più tradizionali o “irriducibili”, una festa/cerimonia senza il “taglio” o con una punturina sulla commessura anteriore della vulva, per evitare una infibulazione certa alle bambine di queste famiglie (per approfondire vedi il mio articolo pubblicato nel 2017).

In Italia sta aumentando il numero di donne immigrate con mutilazioni genitali femminili, per questo è importante avere operatori sanitari più competenti, per curare, dal punto di vista ginecologico, ostetrico, sessuologico, psicologico, chi le ha già subite. Purtroppo ancora oggi i medici (pediatri, ginecologi eccetera) sono poco informati su questo argomento, non tutti sanno che le mutilazioni genitali femminili comprendono quattro tipi diversi, ognuno suddiviso in sottotipi, e spesso non sono in grado di offrire trattamenti medici e chirurgici appropriati.

Pediatri e ginecologi devono essere in grado di capire se una bambina o donna ha subito una mutilazione genitale, anche per non correre il rischio di fare una diagnosi (e denuncia alle autorità competenti) errata su una inesistente mutilazione. Per aiutare gli operatori sanitari il Centro di riferimento regionale per la cura e la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili dell’ospedale di Careggi a Firenze, ha presentato un nuovo strumento diagnostico che può essere consultato ogni volta che sia necessario, se non si è sicuri del tipo di mutilazione che si ha di fronte, la dottoressa Jasmine Abdulcadir (et al.) hanno messo a disposizione gratuitamente un video didattico è un atlante con disegni e immagini reali dei vari tipi di mutilazioni genitali femminili, che riporta anche alcune immagini delle complicanze più diffuse.

Nelle lezioni sulla salute sessuale femminile (e maschile) e sulla prevenzione primaria delle violenze contro le donne, che faccio anche nei Centri di accoglienza (Cas) alle donne (e uomini) immigrate, parlo anche delle mutilazioni genitali femminili, e spiego che all’ospedale di Firenze fanno anche la de-infibulazione, un intervento per rendere visibile l’apertura vaginale, e anche la clitoride se non era stata “tagliata”. La de-infibulazione è necessaria per migliorare il flusso urinario e mestruale, permettere le visite ginecologiche, ridurre il dolore nei rapporti sessuali e per facilitare il parto.

Gli interventi di chirurgia estetica della vulva e vagina, labioplastica, ringiovanimento vaginale, astringenti vaginali, ricostruzione dell’imene e ampliamento del punto G, possono essere considerati mutilazioni genitali femminili del IV tipo, vedi la mia pubblicazione nella rivista Gynecologic and obstetric investigation.