“Lo scandalo sessuale che ha investito Oxfam riguarda solo pochi delle sue migliaia di operatori, ma rappresenta un fallimento morale per i vertici questa ong umanitaria”. Così Penny Mordaunt, ministra britannica per la Cooperazione internazionale, la quale ha ribadito che il suo dicastero – finanziatore nel 2017 di Oxfam con 32 milioni di sterline – non era stato informato dei presunti abusi a Haiti o nel Ciad.

Non solo i festini con prostitute a Haiti e non solo l’Oxfam. Si allarga, sulla stampa britannica, lo scandalo sugli abusi sessuali attribuiti ad alcuni volontari e coordinatori di organizzazioni non governative umanitarie. Il Times, che ha scoperchiato per primo la vicenda, allarga oggi l’obiettivo, riferendo che nel 2017 la stessa Oxfam sarebbe stata coinvolta in 87 episodi di comportamento improprio di suo personale in missione all’estero (53 dei quali denunciati alla polizia e con 20 addetti silurati), Save the Children in 31 (10 dei quali denunciati) e Christian Aid in due. Mentre la Croce Rossa britannica ammette cinque casi di sospette molestie in patria. L’Observer, domenicale del Guardian, svela da parte sua che rapporti di rappresentanti Oxfam con giovani prostitute erano stati già denunciati nel 2006 in Ciad, dove il capo missione era sempre Roland van Hauwermeiren, poi dimessosi nel 2011 per i festini organizzati a Haiti. Oxfam, pur negando gli insabbiamenti, riconosce ora che i comportamenti di “una piccola parte” del suo staff sono stati “vergognosi“.

Lo scandalo sembra estendersi: il Sunday Times riporta che nell’ultimo anno oltre 120 impiegati di ong britanniche sono stati accusati di abusi sessuali, “alimentando timori che i pedofili stiano prendendo di mira organizzazioni umanitarie oltreoceano”. Il governo britannico lancia un avvertimento: tutte le ong dovranno incrementare gli sforzi contro lo sfruttamento sessuale e collaborare con le autorità, altrimenti i loro finanziamenti verranno tagliati.

A dare l’aut aut, adesso, è sempre Penny Mordaunt, la quale ha spiegato alla Bbc che domani incontrerà diversi responsabili di ong e che alle organizzazioni chiede di spiegare in dettaglio quali passi stiano intraprendendo sulla questione e di confermare che abbiano riferito alle autorità competenti tutte le preoccupazioni su casi e persone specifiche. “Riguardo a Oxfam e a ogni altra organizzazione che abbia problemi di tutela, ci aspettiamo che cooperino in modo totale con le autorità e cesseremo di finanziare ogni organizzazione che non lo fa”, ha chiarito Mordaunt, chiedendo anche a tutti i donatori e alle organizzazioni impegnate per lo sviluppo, di passare all’azione sulla questione nel corso del summit “Global Partnership to End Violence Against Children” che si terrà a Stoccolma la prossima settimana.

Stando al racconto del Times, non solo parte del senior staff di Oxfam ingaggiò delle giovani come prostitute, ma ai tempi la ong con base centrale nel Regno Unito avrebbe provato a insabbiare il caso. Secondo il Sunday Times, Oxfam – per cui lavorano circa 5mila membri dello staff e 23mila volontari – ha registrato l’anno scorso 87 incidenti di abusi sessuali, di cui 53 sono stati riferiti a polizia e autorità, e ha licenziato 20 persone fra membri dello staff e volontari. La Charity Commission britannica, che regolamenta il settore e questa settimana incontrerà Mordaunt, ha chiesto a Oxfam di fornire urgentemente nuove informazioni sullo scandalo ad Haiti.

Oxfam sottolinea di avere immediatamente lanciato un’indagine interna nel 2011, dalla quale sarebbe emersa una “cultura dell’impunità” in parte del suo staff, ma la ong nega di avere provato a coprire lo scandalo, sottolineando che nell’ambito di quella indagine furono licenziati quattro membri dello staff e altri tre si dimisero. Il ceo di Oxfam ha ammesso che la ong non ha fornito dettagli completi dello scandalo alla commissione nel 2011: la Charity Commission spiega di avere ricevuto ad agosto 2011 un rapporto dell’organizzazione, che però citava solo “comportamenti sessuali inappropriati, molestie e intimidazioni da parte del personale“, mentre non menzionava “abusi considerevoli su beneficiari” della ong né “potenziali crimini sessuali che coinvolgevano minorenni“. Secondo Oxfam, devono ancora essere trovati elementi che provino le accuse secondo cui fra le ragazze pagate come prostitute ci fossero minorenni.

Il dipartimento dello Sviluppo internazionale (Dfid) ha fatto sapere che sta rivedendo i suoi rapporti con Oxfam, a cui l’anno scorso ha dato circa 36 milioni di euro, accusando i leader della ong di avere “mostrato mancanza di giudizio” nella loro gestione della questione e nel livello di apertura con il governo e la commissione. Il Chief Executive di Oxfam, Mark Goldring, sottolinea di avere ricevuto dal Dfid meno del 10% dei finanziamenti, ma esprime la speranza di continuare a lavorare con il dipartimento, ricostruendo la fiducia con l’opinione pubblica.

Oxfam, fra l’altro, è accusata anche di non avere avvertito altre agenzie umanitarie di quali membri dello staff fossero coinvolti, il che ha permesso loro di ottenere posti di lavoro fra persone vulnerabili in altre zone di crisi. Roland van Hauwermeiren, 68 anni, che Oxfam sostiene fosse stato costretto a dimettersi da direttore per Haiti nel 2011 dopo che pare avesse ammesso di avere ingaggiato delle prostitute, è andato avanti diventando capo missione per Action Against Hunger in Bangladesh dal 2012 al 2014. La ong francese ha raccontato ad Afp di avere fatto delle verifiche pre-assunzione con Oxfam, ma che l’organizzazione britannica non passò i dettagli relativi ai fatti di Haiti.

L’organizzazione ha ribadito di aver “agito in maniera dura e trasparente rendendo pubblica anche sui media l’inchiesta interna il 5 agosto e il 5 settembre dello stesso anno, che portò al licenziamento di quattro membri dello staff e alle dimissioni di altri, incluso il direttore di Oxfam nel Paese. Siamo inoltre scioccati e costernati per le accuse che riguarderebbero la condotta di alcuni membri dello staff di Oxfam Gran Bretagna in Ciad nel 2006, al momento in corso di verifica”. Definendosi “feriti” da un “piccolo gruppo di persone” che ha agito in quel modo, Oxfam ribadisce la “priorità è ed è sempre stata essere al fianco delle donne e delle ragazze” vittime di abusi o sfruttamento. “Dopo l’inchiesta resa pubblica nel 2011 – ha dichiarato il direttore di Oxfam Italia, Roberto Barbieri – Oxfam si è dotata di strumenti e politiche  in primo luogo in grado di prevenire casi di cattiva condotta e abuso, ma stiamo lavorando per agire in modo ancor più efficace: formando gli operatori, rafforzando le verifiche in fase di selezione e, soprattutto, prevedendo dei canali di denuncia protetta per le vittime di abusi. Solo consentendo spazi protetti possiamo intervenire con efficacia e il più rapidamente possibile”.