Il Monte dei Paschi di Siena, di cui il Tesoro è ora primo socio, ha chiuso il 2017 in rosso di 3,5 miliardi di euro. Un buco maggiore rispetto a quello di 3,2 miliardi di fine 2016. Nel solo ultimo trimestre la banca ha perso 502 milioni. A pesare è anche la dismissione di 24,2 miliardi di crediti deteriorati. La pulizia del bilancio è del resto uno dei quattro pilastri del piano di ristrutturazione concordato a inizio 2017 con Ue e Bce per permettere allo Stato di salvare l’istituto con soldi pubblici Mps, diventando azionista al 68% con un investimento di 5,4 miliardi.

“Stiamo attuando il piano di ristrutturazione, anche se il processo è stato più lungo di quanto ci attendessimo – ha affermato l’ad Marco Morelli – Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti all’inizio dello scorso anno” in termini di rafforzamento patrimoniale, recupero della raccolta e tagli dei costi. “Ora – ha aggiunto – siamo focalizzati e pronti a dedicare energia e impegno alla gestione commerciale della banca, per farle recuperare la posizione che aveva qualche anno fa”.

Nell’ultimo trimestre l’ammontare dei conti correnti e dei depositi è rimasto stabile, ma da fine 2016 a settembre erano saliti di 11 miliardi, raggiungendo l’obiettivo che il piano fissava al 2019. Al 31 dicembre i volumi di raccolta complessiva sono risultati pari a 193,6 miliardi di euro, in calo del 4,5% rispetto a un anno prima. Per quel che riguarda i tagli ai costi, “sono state già realizzate 1.800 uscite di personale attraverso il Fondo di Solidarietà (38% del target al 2021) – ha spiegato la banca in una nota – e chiuse complessivamente 435 filiali da gennaio 2017 a gennaio 2018 (circa 70% del target al 2021)”.

Il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, ostenta ottimismo: “Il management sta lavorando ventre a terra, e questa è la cosa che osserviamo più da vicino come azionisti di maggioranza. Adesso, con capitale a grande maggioranza pubblico, si tratta di usare il tempo che questa capitalizzazione consente per rimettere in piedi Mps. E’ un processo che durerà qualche anno, lo sappiamo già”. Il piano ha come orizzonte temporale il 2021. Entro quella data lo Stato dovrebbe uscire. Solo a quel punto si saprà se e quanto ci ha rimesso.