Hanno letto le motivazione della sentenza definitiva su Marcello Dell’Utri. Quelle con cui la corte di Cassazione spiega perché ha condannato il fondatore di Forza Italia a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra. E lo hanno fatto a duecento metri da villa San Martino, ad Arcore. Cioè la casa di Silvio Berlusconi, che di Forza Italia è il leader e di Dell’Utri l’amico fraterno. Vanno all’attacco dell’ex premier gli attivisti del Movimento 5 stelle guidati da Alessandro Di Battista.

“In un Paese normale, Berlusconi non starebbe in una villa lussuosa ma a San Vittore, Rebibbia o Regina Coeli”, ha detto il parlamentare pentastellato che non si è ricandidato alle elezioni del prossimo 4 marzo.  “Con i pagamenti a Cosa Nostra Berlusconi ha rafforzato quell’organizzazione criminale che ha fatto saltare in aria giudici come Falcone e Borsellino. E poi si vantano di fare la lotta alla mafia”, ha aggiunto Di Battista, mentre altri esponenti del M5s leggevano numerosi passaggi della sentenza definitiva di Dell’Utri.

“Non avrei mai pensato di venire ad Arcore per riportare quello che il sistema mediatico ha smesso di fare. Un popolo che non ricorda è un popolo di schiavi. Si può scegliere di votare il M5S o meno, ma non si può votare chi ha pagato Cosa nostra. E se i cittadini italiani fossero adeguatamente informati nessuno voterebbe un soggetto esperto di illegalità, che in un paese normale non starebbe in una villa con giardino lussuoso ma in carcere”, è un altro passaggio dell’intervento del leader grillino. Che poi ha rilanciato la storia della tenuta berlusconiana, acquistata dalla marchesina Anna Maria Casati Stampa: “Metto in guardia sulla pericolosità sociale di Berlusconi – ha ricordato- Grazie a questa villa Berlusconi è riuscito a ottenere un prestito in Banca Cariplo per 7,3 miliardi di lire: l’impero l’ha iniziato anche a costruire raggirando una minorenne orfana. Questo è il soggetto”.

A distanza ecco la replica dell’ex presidente del consiglio.” Ci sono già state, su queste vicende, sentenze e archiviazioni dopo anni di indagini. Sono cose senza fondamento. Ho già dato mandato ai miei legali di procedere nelle sedi opportune”, ha detto Silvio Berlusconi al Tg La7. Di Battista, ancora ad Arcore, replica su twitter. “Che brutta fine la sua – scrive il pentastellato – una vita passata a scappare dai tribunali e ora vuole portare in tribunale un cittadino incensurato come me che ha solo detto la verità? Quereli pure, lei ha pagato Cosa Nostra, si vergogni, punto”.

Nella sentenza che ha condannato Dell’Utri in via definitiva a sette anni di carcere sono numerosissimi i passaggi in cui si cita Berlusconi.  Gli ermellini definiscono l’ex senatore come  il garante “decisivo” dell’accordo tra l’ex premier e Cosa nostra e “la sistematicità nell’erogazione delle cospicue somme di denaro da Marcello Dell’Utri a Gaetano Cinà sono indicative della ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all’accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra”. E ancora, la Suprema corte – nelle motivazioni depositate nel luglio del 2014 – come “il perdurante rapporto di Dell’Utri con l’associazione mafiosa anche nel periodo in cui lavorava per Filippo Rapisarda e la sua costante proiezione verso gli interessi dell’amico imprenditore Berlusconi veniva logicamente desunto dai giudici territoriali anche dall’incontro, avvenuto nei primi mesi del 1980, a Parigi, tra l’imputato, Bontade Teresi, incontro nel corso del quale Dell’Utri chiedeva ai due esponenti mafiosi 20 miliardi di lire per l’acquisto di film per Canale 5“. “La Cassazione  ci dice che tra Cosa nostra e Berlusconi e Dell’Utri il rapporto era paritario. Dell’Utri era un nuovo autorevole interlocutore del dialogo con Cosa nostra”, hanno detto invece – solo poche settimane fa – i pm del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia chiedendo 12 anni di carcere per l’ex senatore. Una requisitoria in cui l’accusa ha ricordato anche il ruolo di Vittorio Mangano, il boss di Porta Nuova assunto da Berlusconi e Dell’Utri nel 1974:“La presenza di Vittorio Mangano ad Arcore mafioso del mandamento di Porta Nuova, per il tramite di Dell’Utri, rappresenta la convergenza di interessi tra Berlusconi e Cosa nostra”.