Più di cento tra soldati e forze governative di Bashar al Assad sono stati uccisi nei raid aerei e di artiglieria compiuti dalla coalizione a guida Usa nell’est della Siria mentre le forze lealiste, sostenute da Russia e Iran, tentavano di impadronirsi di un pozzo petrolifero nella regione di Dayr az Zor. Lo riferiscono media panarabi citando fonti locali e rappresentanti americani della coalizione. I bombardamenti sono stati condotti per contrastare un “attacco ingiustificato contro il quartier generale delle Forze siriane democratiche”, ha reso noto il comando centrale degli Stati Uniti.

Le forze lealiste avevano superato l’Eufrate verso est dirette al pozzo petrolifero di Khusham, vicino a Dayr az Zor e controllato dalle Forze siriane democratiche, la piattaforma guidata dal Pkk siriano e sostenuta dagli Stati Uniti. Miliziani curdo-siriani, affermano le fonti, hanno partecipato agli scontri per fermare l’offensiva lealista, appoggiata da Iran e Russia. La coalizione a guida Usa ha sostenuto con artiglieria e raid aerei la controffensiva curda per evitare l’avanzata governativa in un’area che mesi fa era controllata dall’Isis. Non è chiaro se le forze russe e americane, che si coordinano per le questioni militari in Siria, erano in contatto prima e durante gli scontri e i raid aerei.

Salgono intanto a 180 i morti causati dagli attacchi che da quattro giorni il regime siriano sferra sulla Ghouta orientale, sobborgo in mano ai ribelli a est di Damasco, e nella provincia di Idlib. Lo denuncia l’emittente al-Arabiya, ricordando che solo mercoledì sono stati uccisi 34 civili, tra cui 12 bambini e una donna. “La gente di qui crede che la Russia stia agendo per vendicare il pilota ucciso dopo che il suo aereo è stato abbattuto dai ribelli”, ha detto un attivista dell’opposizione nella Ghouta orientale, Hazem Shami, ad Al Jazeera. “I bombardamenti sono intensi. Almeno 800 persone sono rimaste ferite. Alcune in modo molto grave e che non possono essere curate qui”, ha aggiunto.