Partecipare con Vandana Shiva il 30 gennaio scorso a Firenze ad una iniziativa è stata occasione di nuovi, interessanti stimoli ed ha rappresentato per me anche un grande onore.

Gli incontri con Vandana trovano sempre una grandissima partecipazione perché è diventata ormai, a livello mondiale, punto di riferimento per quanti contrastano il crescente potere delle grandi corporation e si battono per un mondo in cui  a tutti siano riconosciuti i diritti fondamentali: alla salute, all’istruzione, al lavoro, a vivere in un ambiente non inquinato, a disporre di cibo sano.

L’analisi che Vandana fa della crescente disuguaglianza e disparità economica che si registra in ogni parte del pianeta è lucida ed impietosa: dal 2000 ad oggi, secondo la Banca Mondiale, il 50% della ricchezza globale è finito in tasca all’1% della popolazione e solo l’1% è posseduto dal 50% della popolazione più povera.

Nel corso degli ultimi decenni infatti un sistema economico “criminale” ha permesso a un numero sempre più esiguo di miliardari – e alle multinazionali che essi controllano – di interferire nelle leggi nazionali che tutelano i diritti fondamentali, smantellando la dignità del lavoro e ostacolando i processi democratici. Le ragioni di tutto questo sono profonde e vanno individuate nel primato della finanza e della speculazione economica nell’orientare e dirigere l’intero sistema a livello globale con privatizzazione dei servizi, svendita di beni e sfruttamento di ogni risorsa del pianeta nella illusione di una crescita infinita o illimitata.

L’idea di un mondo globalizzato in cui il profitto è l’unico fine delle attività umane ed ogni cosa è trasformata in merce, ha di fatto stravolto ed asservito interi popoli, saccheggiato sistematicamente ogni  risorsa naturale, inquinato e contaminato spesso in modo irreversibile aria, acqua, suolo, i beni essenziali per la vita.

Personalmente ho ricordato fra l’altro, con profonda amarezza, come la “scienza” raramente ormai si interroghi sulle proprie finalità, considerando lecita ogni innovazione tecnologica, indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare e trasformando l’intera specie umana in un insieme di cavie sulle quali ogni sperimentazione è consentita. Parlare di etica e di filosofia della scienza – che pure sono state questioni centrali nel dibattito socio/politico di qualche decennio fa – oggi è impopolare.

Chi solleva dubbi o si pone domande immediatamente viene bollato come “antiscientifico” perché scienza e progresso devono andare avanti sempre e comunque… dimenticando che troppo spesso la “scienza” si piega al “potere” tradendo la sua stessa natura.

Ed oggi più che mai credo sia vero quanto scriveva Lorenzo Tomatis nel suo libro La rielezione: “Scienza e potere hanno storie parallele, perché se a volte la scienza ha avuto sviluppi estranei o addirittura ostili al potere o è stata osteggiata dal potere, quest’ultimo è poi sempre riuscito sia a domare gli insorti, che a fare sue le conquiste della scienza”.

Vandana ha anche sottolineato come le multinazionali costantemente mettano in atto nuove strategie, quali i trattati di libero commercio e i monopoli generati dalle grandi fusioni, al fine di prendere il controllo delle risorse naturali, dei sistemi alimentari e dell’agricoltura, invadendo i mercati nazionali di prodotti importati che distruggono il tessuto delle economie locali. In particolare difendere l’agricoltura dall’egemonia delle multinazionali che detengono brevetti di semi e pesticidi, significa salvaguardare biodiversità, fertilità dei suoli, salubrità del cibo e la vita stessa di tanti piccoli agricoltori che, soprattutto in India, a migliaia si suicidano ogni anno strangolati dai debiti e dai prezzi ridicoli con cui vengono retribuiti i loro raccolti.

Anche il nostro paese non sfugge a queste assurde logiche visto che si danno concessioni per la ricerca di idrocarburi in mare e terra, si svendono interi territori, ampi tratti di spiagge, centinaia di immobili artistici e storici, per non parlare di tutte le banche pubbliche finite in mani private e della cessione di servizi pubblici essenziali. E proprio la città di Firenze rappresenta un esempio negativo di come, ad esempio, anche il patrimonio storico-artistico possa essere svenduto e divenire fonte di speculazione.

A molti può sembrare che si tratti di un processo irreversibile e che ormai siamo in una strada senza ritorno, ma non sarebbe così se solo in numero sempre maggiore ne prendessimo coscienza e concretamente operassimo per invertire la rotta.

Nella nostra Carta Costituzionale sono rispecchiati tutti i valori che Vandana Shiva così coraggiosamente propugna e credo quindi che il popolo italiano, dopo aver dimostrato col Referendum del 4 dicembre di volerla preservare da ogni stravolgimento, dovrebbe unire tutte le forze disponibili per dare ad essa concreta attuazione; fortunatamente qualcosa si muove ed in questa precisa direzione si sta muovendo l’associazione di promozione sociale “Attuare la Costituzione”.