Chiede agli elettori di “punire” i candidati del Pd per cambiare il partito. Attacca il sottosegretario Davide Faraone per avere riempito i dem di “impresentabili“. E soprattutto per averlo escluso dalle liste. Il motivo? Aveva tolto un incarico a un fedelissimo dello stesso Faraone, che ieri è finito indagato. A una settimana dall’esclusione dalle liste del Pd per le prossime politiche, Rosario Crocetta va all’attacco del suo stesso partito. E lo fa il giorno dopo l’indagine su Alberto Firenze, vicino al sottosegretario renziano ed ex presidente dell’Ente regionale per il diritto allo studio, citato nell’inchiesta antimafia che ha portato ieri all’arresto di 31 persone, tra cui il re delle scommesse online, Benedetto Bacchi.

“Il Pd è irriconoscibile, nelle liste in Sicilia ci sono un bel pò di impresentabili, nomi che neppure Forza Italia avrebbe candidato, neppure Berlusconi avrebbe avuto il coraggio di farlo. Invece, nell’Isola Renzi ha creato il partito di Faraone, in un gioco in cui gli spazi di democrazia interna sono stati aboliti”, dice l’ex governatore alle agenzie di stampa dopo aver indicato su facebook il colpevole della sua mancata candidatura.  “Davide Faraone mi disse che non avrebbe fatto alcun accordo con me poiché il mio governo non aveva confermato l’incarico all’Ersu ad Alberto Firenze”, scrive Crocetta, al quale è stata negata la candidatura in Parlamento nonostante le rassicurazionì che Matteo Renzi in persona gli avrebbe fatto in cambio del passo indietro alle ultime regionali.

“Eravamo a settembre – ricostruisce adesso Crocetta – il giorno della direzione regionale del Pd, quella che sanciva l’accordo Pd-Megafono, sottoscritto a Roma da me, Renzi e  Fausto Raciti (segretario dimissionario dei dem in Sicilia ndr). Accordo che prevedeva il riconoscimento nazionale del Megafono da parte di Renzi e che veniva formalizzato da Lorenzo Guerini a Palermo, durante quella direzione regionale. Ci incontrammo, alla presenza di uno fra i massimi dirigenti nazionali del partito, la sera, presso la sede del Pd di via Bentivegna a Palermo, insieme ad altri dirigenti Pd, per discutere delle liste da presentare alle elezioni regionali. Un agitatissimo Davide Faraone, che non aveva mai condiviso l’accordo Pd-Megafono stipulato con Renzi, alla mia domanda ‘Perché continui ad avercela con me, anche dopo l’accordo con Renzi, dovremmo essere ormai nella stessa area politica?’ rispose che non potevamo mai essere nella stessa area politica poiché non avevo confermato Alberto Firenze all’Ersu di Palermo, procurandogli un danno enorme”. Proprio con Firenze, Bacchi avrebbe avuto dei contatti per fare inserire un emendamento (che poi non passò) in Finanziaria nazionale utile alla sanatoria di 700 punti gioco non in regola.

“Quell’accordo (tra il Pd e il Megafono, ndr)  – continua ancora Crocetta – fu sancito alla presenza dello stesso Guerini e non è mai stato smentito da nessuno . Nessuno ha creduto a Faraone e tutti dentro il partito sanno come sono andate le cose. Il Megafono non ha ricevuto nessuna rappresentanza regionale e adesso non ne avrà neppure una nazionale, se l’obiettivo è distruggere il movimento noi non ci stiamo”. Parole che annunciano un disimpegno dalla campagna elettorale. “Non si può imbarcare chiunque nel partito per raccogliere voti – dice ancora l’ex governatore -. È chiaro che non farò campagna elettorale agli impresentabili e con il meccanismo dell’uninominale e delle liste bloccate si rischia di votare il partito e gli impresentabili”. Ci sono ancora margini per ricucire lo strappo? “Se gli elettori non puniranno gli impresentabili che ci sono nelle liste – conclude Crocetta – il partito non potrà mai cambiare”.

Le dichiarazioni di Crocetta arrivano a poche ore da un altro strappo sancito all’interno del Pd siciliano: quello dei partigiani cioè quattro dirigenti – componenti della segreteria regionale – che hanno rimesso il mandato nelle mani del segretario Raciti, a sua volta dimissionario. Una mossa legata alle liste elaborate dal Pd per le politiche del prossimo 4 marzo. Dal Nazareno, infatti, hanno deciso di paracadutare Maria Elena Boschi in Sicilia. La sottosegretaria, infatti, è candidata in tre collegi nella regione più a sud d’Italia. “Un atto di bullismo”, l’avevano definito i dirigenti dem. Ma non solo. Nelle liste del Pd in Sicilia sono stati inseriti una serie di candidati con trascorsi politici nel centro destra.C’è Nicola D’Agostino, ex capogruppo del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. E poi Valeria Sudano, che Totò Cuffaro definisce una “sua amica“. E gli immancabili “figli di“: l’erede dell’ex ministro Totò Cardinale, che ormai da dieci anni ha ricevuto in dote dal padre il seggio al Parlamento. E Calogero Sodano, rampollo dell’ex sindaco di Agrigento, già senatore del centrodestra con un nutrito curriculum giudiziario