Luigi Di Maio le chiama “eccellenze” e sono la più grande novità del nuovo Movimento 5 stelle. Ma non tutti sono d’accordo. Perché tra i tanti nomi che i grillini hanno candidato andandoli a pescare tra gli esterni, ci sono anche molti che in passato hanno militato (chi più e chi meno) con altri partiti. A parlare per tutti c’è stato il caso di Rinaldo Veri, già eliminato, che non solo era consigliere comunale a Ortona ma pure si era candidato sindaco con una lista civica supportata dal Pd; poi è stato il turno di Nicola Cecchi che correrà nel collegio di Firenze e che era un ex tesserato Pd e ha fatto campagna per il Sì al referendum: nessuna di queste attività è vietata dalle nuove regole, per cui per ora rimane in sella. Sono solo alcuni dei malumori che i grillini si trascinano dietro in questi primi giorni di campagna elettorale. Fa discutere la selezione, ma anche l’interpretazione delle regole. Ad esempio in Lombardia, molti attivisti ancora non digeriscono il fatto che il consigliere regionale uscente Stefano Buffagni sia stato messo in seconda posizione nel suo collegio dietro Paola Carinelli, non residente della zona. C’è stato un mail bombing, ma le cose non sono cambiate.

Il discrimine da tenere in mente è che, per chi si è autocandidato alle parlamentarie, l’unica regola era quella di non essersi candidato contro il Movimento dopo la sua fondazione (ottobre 2009). Norma però che non conta per i nomi voluti personalmente da Luigi Di Maio per i collegi uninominali che sono stati selezionati tra gli esterni e che quindi, salvo aver ricoperto incarichi, non avevano particolari limiti. Tra i casi che stanno montando nelle ultime ore, balza agli occhi quello di Francesco Mollame, candidato a Marsala con il M5s nel collegio uninominale al Senato: nel 2008 Mollame si era candidato sindaco a Partinico con l’Mpa di Raffaele Lombardo. “Ma chi ha scelto questo nome? I referenti di Di Maio, Corrao e Cancelleri, avranno controllato prima di evitare figuracce giusto?”, ha scritto in un post l’ex grillino Riccardo Nuti, imputato nel processo sulle presunte firme false raccolte dal Movimento per le amministrative di Palermo nel 2012. Sempre in Sicilia un altro caso che mal viene digerito dalla ‘base’ riguarda Gaspare Marinello, il cui nome compare nel listino dell’uninominale di Agrigento per il Senato: Marinello è stato candidato con il Pdl alle amministrative a Sciacca nel 2009. In corsa in Sicilia anche Vittoria Casa, candidata con il M5s nel collegio uninominale a Bagheria ma ex assessore, già segretaria Pd e coordinatrice dei Dem.

Critiche anche per la candidatura di Paolo Lattanzio, ex area Pd, candidato a Bari nel collegio uninominale. E’ in corsa in Calabria invece, sempre all’uninominale al Senato, Silvia Vono, ex assessore nel 2014 nella giunta di Ernesto Alecci, eletto a Soverato con una civica di centrosinistra. Vono è stata anche presidente del circolo Idv locale. A Torino fa discutere poi la candidatura di Paolo Turati, candidato nel collegio uninominale della Camera, in passato vicino anche a Forza Italia. Polemiche anche sul nome di Leonardo Franci, candidato del Movimento 5 Stelle all’uninominale della Camera per il collegio di Siena, per la sua presunta tessera con la Lega e le sue passate candidature alle amministrative nel valdarno aretino a sostegno del centrodestra.

Capitolo a parte merita il caso Buffagni. Il consigliere regionale uscente è anche uno degli uomini più fidati di Di Maio e Casaleggio al Nord. A lui è stato chiesto di correre per il Parlamento e a lui di gestire buona parte della campagna elettorale con gli imprenditori. Buffagni risulta candidato all’uninominale a Sesto San Giovanni, ma è pure secondo nel collegio 2 della circoscrizione Lombardia 1 (dove è residente). Al primo posto è stata messa la deputata Paola Carinelli, anche se non è residente in zona. Il motivo? Un’interpretazione del regolamento secondo cui i primi tre più votati alle parlamentarie nelle grandi città dovevano essere messi come capolista nei singoli collegi. Una decisione che ha provocato molte polemiche a livello globale perché membri degli organi di garanzia, cioè coloro che devono vigilare sulla buona applicazione delle norme, sono sia Carinelli che il suo compagno Vito Crimi (capolista del collegio 2). Per chiedere un intervento dello staff nei giorni scorsi si sono mossi addirittura gli attivisti con un mail bombing di alcune ore, ma niente è cambiato e le liste sono state consegnate così. “Io ho la schiena dritta”, ha scritto Buffagni sulla sua pagina Facebook, “la testa dura, il cuore saldo e posso continuare a guardarmi allo specchio senza vergogna. Contento di essere sempre lo stesso lottatore e sognatore. Io non sono un paracadutato come quelli del Pd“. Gli hanno risposto in tanti: “Che vergogna, e non ditemi che sono state rispettate le regole perché questa è una storia schifosa che se avessero fatto nel Pd li avremmo uccisi di critiche”, ha scritto Massimiliano.