Nel segno delle banche venete travolte dalla crisi. Le candidature alle prossime elezioni politiche, a Nordest, portano il sigillo dei crac di Veneto Banca e Popolare di Vicenza che hanno fatto finire sul lastrico almeno duecentomila risparmiatori in attesa di risarcimenti e giustizia. Senza qualcuno a Roma che vigili e ne faccia un problema nazionale, legioni di famiglie rischiano di restare in un’attesa senza sbocchi.

M5S punta sui difensori dei risparmiatori. Escluso un ex candidato Pd – Lo hanno capito i Cinquestelle che hanno attinto generosamente ai paladini dei diritti dei consumatori e dei gabbati bancari. Ad esempio l’avvocato Andrea Arman, presidente del Coordinamento don Torta, che correrà a Montebelluna (Camera), oppure l’ingegnere civile Alberto Artoni, a capo del Movimento risparmiatori traditi, impegnato a Vigonza. A Schio troviamo, invece, il militante Luca Canale, piuttosto impegnato non solo sul fronte delle banche, ma anche contro la superstrada Valdastico Nord che sta sbancando la Pedemontana veneta. Non si può dire che altri temi caldi della politica non abbiano condizionato le liste M5S. Basti pensare che l’imprenditore Gedorem Andreatta di Marostica è rimasto fuori perché faceva affari con l’ospitalità alberghiera dei migranti. E il candidato Giuliano Giuliani è stato escluso per l’uninominale a Castelfranco Veneto perché qualcuno ha scoperto che nel 2014 si era candidato per il Pd a Piombino Dese. Ripescata in extremis l’ex manager vicentina Sara Cunial, che fa l’allevatrice. Ha promesso che si adeguerà alla linea pro-vaccini, dopo trascorse esternazioni no-vax dal sentore eretico.

Effetto Cencelli nel Pd veneto. Santini contro Ghedini e il vicesegretario è fuori – In casa del Pd veneto ci si sono messi di mezzo anche gli hacker a rendere più problematico il parto elettorale. Per un giorno e mezzo il sito è rimasto irraggiungibile, proprio mentre le liste venivano presentate. “Qualche buontempone ha pensato bene di scaricare le proprie frustrazioni su di noi – è la nota comparsa sul sito appena riavviato – Chi produce questi attacchi è molto ben attrezzato dal punto di vista tecnico e altrettanto abile a nascondersi, come buona parte dei codardi che frequentano il web”. Giorni roventi, per le esclusioni eccellenti. In provincia di Treviso, terra a vocazione leghista, l’unica sicura di farcela è Laura Puppato. I polesani possono scordarsi di avere un loro rappresentante, quando un tempo la Bassa era una roccaforte. Il sottosegretario Pier Paolo Baretta è finito nel cono d’ombra dell’ostico collegio senatoriale di Chioggia-Rovigo, ma senza paracadute. L’uscente Giorgio Santini dovrà vedersela a Bassano nientemeno che con Niccolò Ghedini, l’avvocato di Berlusconi.

Perfino il vicesegretario veneto, Lucio Tiozzo, ha dovuto piegarsi al Cencelli delle liste e su Facebook ha raccontato: “Mi chiamano alle sei e mezza del mattino e mi propongono di candidarmi nella mia Chioggia. Accetto, è una bella sfida. Ma tre ore dopo mi dicono che il collegio va dato a un esponente del gruppo del ministro Beatrice Lorenzin”. Per evitare lo stop nazionale, Tiozzo ha incassato il brutto colpo. Fuori anche una paladina dell’autonomia (che è il cavallo di battaglia dei leghisti di Zaia) come Simonetta Rubinato e l’orlandiano Andrea Martella, che di legislature ne ha già fatte quattro. Il segretario del Pd veneto, Alessandro Bisato, ammette: “Ci sono personalità, territori e sensibilità politiche che non sono state sufficientemente valorizzate, anche a causa degli accordi di coalizione nazionali. Tuttavia le altre coalizioni e partiti non sono messi meglio di noi, anzi”.

In Friuli il giornalista Cerno. A Trieste rispunta Illy, Tondo sfida Serracchiani – Ma anche in Friuli le turbolenze non sono mancate. Nel listino proporzionale al Senato il condirettore di Repubblica, Tommaso Cerno, è piombato come un ciclone, accaparrandosi il primo posto, (al secondo c’è Tatiana Rojc) e relegando il presidente del consiglio regionale Franco Iacop a uno scomodissimo terzo posto: praticamente è ineleggibile. Il consigliere regionale Enzo Marsilio ha annunciato le dimissioni dal Pd per protesta: “La scelta di Cerno capolista è una pugnalata alla schiena di quanti in questi anni hanno lavorato per far crescere il Pd”. Nel braccio di ferro per la leadership proporzionale alla Camera l’ha spuntata Ettore Rosato, il padre del “rosatellum”, a spese della governatrice Debora Serracchiani, che ormai ha scelto la politica nazionale e che comunque se la vedrà nello scontro uninominale a Trieste con Renzo Tondo (Noi con l’Italia), da lei sconfitto per un pugno di voti alle ultime regionali. Fragorosa anche la ricomparsa dell’imprenditore del caffè Riccardo Illy che corre nel collegio uninominale Trieste-Gorizia del Senato e sembrava ormai fuori da logiche politiche.

Lo slalom del candidato veneziano: dalla Dc a FI passando per Pd, Italia Futura, Scelta Civica e Ap – La Lega Nord in Veneto snobba gli “Zaia boys”, a dimostrazione che il governatore sarà anche concentrato sul tema dell’autonomia, ma il partito controllato da Gianantonio Da Re e Massimo Bitonci (capolista alla Camera, collegi plurinominali di Veneto 2) va in altra direzione. E punta su segretari leghisti e amministratori locali di partito, nomi non altisonanti di una pletora di predestinati a sbarcare a Roma. Chi non rinuncia alla vecchia guardia è il partito di Berlusconi, con i sempreverdi Renato Brunetta (Venezia), Lorena Milanato (Abano), Pierantonio Zanettin (Vicenza) per la Camera e, al Senato, Elisabetta Casellati (Venezia) e Niccolò Ghedini (Bassano), più la giovane Roberta Toffanin (Rovigo). Quante peripezie e slalom si debbano fare per accasarsi, lo dimostrano le serpentine politiche del veneziano Andrea Causin passato (dal ’94 in poi) dalla Democrazia Cristiana al Ppi di Martinazzoli, dalle Acli al Pd di Walter Veltroni (fu vicesegretario veneto del partito), da Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo a Scelta Civica di Mario Monti. Infine da Area Popolare (Ppe) alla casa tutta azzurra di Forza Italia. Ed ora, felice e appagato, è al quarto posto nel proporzionale per il Senato a Venezia. “Mi sento il capolista, visto che davanti a me ho tre persone di altissimo livello”. Fine delle piroette.

In Friuli salta Balloch. Ma corre un condannato per deforestazione di sito protetto – Scosse sismiche invece nel centrodestra friulano dove è saltata all’ultimo minuto la candidatura di Stefano Balloch, attuale sindaco forzista di Cividale, che sembrava addirittura predestinato a fare da capolista nella lista plurinominale del Senato. Valutazioni attinenti la sfera personale, più che politiche, hanno portato alla scelta dell’ex consigliere regionale Franco Dal Mas. Chi corre, anche se condannato, è Luca Ciriani, di Fratelli d’Italia (uninominale del Senato a Udine e Pordenone per il centrodestra). All’ex vicepresidente della giunta regionale sono stati inflitti nel febbraio dell’anno scorso sei mesi di reclusione e diciottomila euro di ammenda per lo scempio della Val Rosandra, una deforestazione selvaggia eseguita dalla Protezione Civile nel 2012. In primo grado era stato assolto.

Ex campione dei pesi massimi, espulso dal Carroccio per frase choc sul femminicidio, va con l’estrema destra – A Trieste forse ci sa fare con i pugni, visto che di professione fa il peso massimo. Ma con le parole Fabio Tuiach ha dimostrato di essere propriamente a suo agio. Il consigliere comunale è stato espulso dalla Lega Nord lo scorso autunno a causa di una frase choc: “Il femminicidio è una invenzione della sinistra” aveva detto mentre si stava discutendo una mozione sullo stalking. Parole ribadite sui social. Ne era nato un pandemonio che aveva portato a un divorzio politico peraltro annunciato da tempo. Almeno da quando aveva detto che “Maometto era un pedofilo”, a causa delle sue giovanissime mogli. Ma Tuiach ha trovato subito una nuova casa in “Italia agli italiani”, ovvero Forza Nuova e Fiamma tricolore, che lo hanno piazzato al primo posto nella lista proporzionale della Camera.