A distanza di due giorni, a Torino gli attivisti e gli eletti del Movimento 5 Stelle si chiedono ancora cosa sia successo con certezza. Sabato sera, quando sono stati pubblicati sul Blog delle Stelle gli elenchi aggiornati dei candidati nei collegi plurinominali (quelli emersi dal voto delle Parlamentarie), il nome di Mario Corfiati non c’era più. Era il secondo nel primo listino del collegio Piemonte 1 per la Camera, subito dietro alla parlamentare uscente Laura Castelli, ma il suo nome è scomparso e al suo posto c’era il quarto. Domenica, poi, il referente e consigliere regionale Davide Bono ha consegnato quella lista aggiornata alla Corte d’appello e Corfiati era ufficialmente fuori.

“È stata applicata la massima severità nei controlli pre voto, come previsto dallo statuto, dal codice etico e dal regolamento – scriveva il leader politico Luigi Di Maio sabato sul blog – e stiamo applicando la massima severità anche in questa fase post voto, sempre nel rispetto delle nostre regole”. Poi aggiungeva che “dopo la pubblicazione delle liste provvisorie domenica scorsa, sono arrivate decine di segnalazioni che abbiamo valutato. Alcune le abbiamo accolte ed è questo il motivo per cui alcuni nomi sono cambiati”. Tra questi nomi c’è anche quello di Corfiati, 36enne laureato in giurisprudenza, attivista dal 2012.

Impossibile però conoscere le ragioni ufficiali di una mossa che ha reso vano il voto di tanti iscritti alla piattaforma Rousseau e hanno sperato nella sua elezione. Si parla di un presunto rischio per l’immagine del M5s e l’assenza di informazioni ufficiali dal Movimento alimenta voci incontrollate. Ai giornalisti l’ormai ex candidato non ha fornito spiegazioni, ma lunedì mattina ha affidato tutto a un post su Facebook: “Da cittadino, da attivista, da professionista per anni mi sono battuto affinché la verità venisse sempre a galla, contro ogni macchinazione od illazione che potesse danneggiare il Movimento ed i suoi portavoce – ha scritto -. Oggi invece sono, mio malgrado, vittima di rocambolesche, irreali e goliardiche illazioni da cui prendo le distanze, essendo false e lontane anni luce dalla mia persona”. Quel giorno il Corriere Torino rendeva conto che “su alcuni siti di incontri appaiono annunci con foto che potrebbero appartenere a lui”. Nel post Corfiati ha anche ribadito di non essersi ritirato dalle Parlamentarie, né di aver mai ricevuto “comunicazioni ufficiali con annesse motivazioni del Movimento per il mio depennamento dalla lista”. Una fonte qualificata, però, dissente su quest’ultimo punto: “Prima di presentare le liste domenica lui è stato avvisato che a Milano il suo nome non andava bene”, dice a ilfattoquotidiano.it.

Tanti grillini torinesi, tra cui molti consiglieri comunali, hanno accolto male la notizia per i suoi risvolti umani e politici: Corfiati, appassionato di storia e volontario del Fai, milita da anni con loro partecipando agli eventi delle campagne elettorali e alle attività nelle circoscrizioni 1 e 4 della città. Inoltre è stato nominato dalla giunta di Chiara Appendino come vicepresidente dell’Istituto per la cultura del Lavoro e dei Diritti Sociali. Eletti pentastellati e partecipanti alle Parlamentarie hanno messo un like al post di Corfiati. Alcuni sono dispiaciuti dal trattamento a lui riservato, altri invece temono per l’immagine del movimento. “Stamattina volevo prendere in giro quelli del Partito Democratico, e in generale tutti gli altri partiti, per il metodo di scelta delle persone nei vari collegi”, ha scritto domenica il consigliere Francesco Sicari per poi constatare: “Vedo nomi di candidati che ‘spariscono’ dalle liste e non ne conosci le motivazioni, e quindi ti ritrovi ad esser preso per il culo da quelli degli altri partiti”. Sotto al post Sicari ha messo un’eloquente immagine di Tafazzi. “Bisogna ammettere che invece di andare avanti si sta andando indietro, facendo tutto da soli!”, commentava il collega Aldo Curatella. L’ex consigliere comunale Vittorio Bertola, ora ascoltatissima voce critica sul M5s, dedica alla questione un post: “Io non voglio credere che abbiano escluso qualcuno dal Parlamento per un giudizio sulla sua vita privata e su delazione di altri attivisti”. Secondo lui “questa vicenda puzza di omofobia lontano un miglio”.