Sei mesi dopo aver spostato la sua tenda dal terreno del Pd, Romano Prodi la rimonta vicino al partito di Matteo Renzi. Un assist inaspettato, quello del Professore, che intercettato da Affari Italiani dice: “Liberi e Uguali non è per l’unità del centrosinistra. Punto“. Il segretario dem e “il gruppo che gli sta attorno, il Pd e chi ha fatto gli accordi con il Pd sono per l’unità del centrosinistra”, aggiunge l’ex presidente del Consiglio. Invece Grasso, D’Alema e Bersani no?, insiste Affari Italiani. “In questo momento non sono per l’unità del Centrosinistra. Punto”, chiude Prodi annunciando che andrà a votare il 4 marzo.

E sulle polemiche per le liste, aggiunge: “Lasci stare. Sapete benissimo che ho sempre lavorato per la unità del centrosinistra. E quindi io solo questo posso ripetere”. Musica per le orecchie dem. Lorenzo Guerini esulta: “Accogliamo con piacere le parole di Romano Prodi, che riconoscono la validità del lavoro fatto in direzione di un’azione unitaria delle forze di centrosinistra. Per noi l’avversario è alla nostra destra e l’obiettivo è dare seguito ai risultati raggiunti dai governi del Pd”.

Non gradiscono, invece, dalle parti di Liberi e Uguali, nonostante l’ufficio stampa del Professore abbia precisato di non aver rilasciato alcuna intervista, senza tuttavia smentirne il contenuto. Prodi “voterà per la ‘coalizione’ guidata dal Pd perché, secondo lui, rappresenta l’unico centrosinistra unito? Lo stesso partito che ha messo insieme una finta coalizione che chiede ai bolognesi di votare Casini. Lo stesso partito che ha composto le liste elettorali cancellando le minoranze interne. Lo stesso partito che ha imposto otto – otto! – fiducie sulla legge elettorale. Liberi e Uguali in quel tipo di coalizione non ci può stare”, attacca Pietro Grasso con un post su Facebook.

Poi il leader di LeU aggiunge all’Ansa: “È sotto gli occhi di tutti che il centrosinistra non si è potuto ricomporre per volontà di Renzi. La composizione delle liste e le otto fiducie sulle legge elettorale sono segnali inconfutabili della volontà del Pd e di Renzi di fare altro”. Prodi, si interroga Grasso, “ritiene la finta coalizione che ha messo in piedi Renzi, che lo costringerà a votare Casini a Bologna anziché Errani, un centrosinistra unito?”.

Secondo Pier Luigi Bersani, che il Pd sia per l’unità del centrosinistra è “opinabile” e “abbastanza curioso”. “Stiamo andando a votare con una legge che il Pd ha fatto con la destra, nel Pd sono stati liquidati buona parte di quelli che parlavano di centrosinistra. Quando il Pd candida in Sicilia dei sodali di Cuffaro e di Lombardo, o in Lombardia il braccio destro di Formigoni – prosegue l’ex leader Pd – quando mette nel cuore dell’Emilia gente come Casini o Lorenzin… vuol dire che il centrosinistra pensa di farlo con Berlusconi“. Duro anche il commento di Roberto Speranza: “Togliere l’articolo 18, fare la riforma della scuola contro insegnanti e studenti, mettere 8 volte la fiducia su una pessima legge elettorale. Questo, non altro, ha rotto il centrosinistra. È forse di centrosinistra candidare al Parlamento Casini, Lorenzin e Viceconte? A me sembra solo che si prepari il patto Renzi-Berlusconi“. Critico anche Nicola Fratoianni: “Vorrei direi con grande rispetto a Prodi che Renzi, il gruppo che gli sta attorno e il PD – più che l’unità del centrosinistra – hanno in realtà realizzato i migliori sogni della destra“.