Il solo parlare di rispetto per le minoranze è “un’insulto all’intelligenza“. Dopo la lotte dei lunghi coltelli in cui i vertici del Pd hanno chiuso le liste per le politiche penalizzando le componenti minoritario del partitoAndrea Orlando passa al contrattacco. Sulle candidature “scelte non ne ho compiute e sono stato messo al corrente del luogo in cui ero candidato alle quattro del mattino, a riprova del fatto che non c’è stata alcuna trattativa occulta”, ha detto il ministro della Giustizia a margine di un convegno.


di Manolo Lanaro

A cosa si riferisce? All’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Nicola Latorre, secondo il quale nella compilazione delle liste “al di là della sceneggiata, c’è stata una sostanziale intesa con le minoranze”. “A Latorre va riconosciuto che è un esperto in sceneggiate – la replica di Orlando – ma in questo caso non ha colto che c’è stato uno scontro reale che ci ha portato a quello che per noi è un atto estremo di rottura: non partecipare al voto delle liste del proprio partito è una cosa che non avevo mai messo in conto di fare”. Latorre, ha proseguito, “ha espresso un giudizio sbagliato, dettato da una reazione che è quella degli amanti traditi, perché si è convertito al renzismo e poi non è stato ricambiato di questo amore”.

E a chi domanda al ministro conferma del fatto che la sua corrente fosse stata penalizzata dalle decisioni del Nazareno, Orlando sibila: “Invito gli esponenti della maggioranza a non negare l’evidenza. Affermare per esempio che il fatto che ci sia Siani (Paolo, fratello di Giancarlo, giornalista ucciso dalla camorra, ndr) vuol dire che non sono tutti renziani, non è fare torto alla minoranza ma all’intelligenza. Il fatto che uno su novecento e passa candidati non sia renziano non dimostra che non lo siano gli altri”.

Ai cronisti che gli fanno notare che la candidatura come capolista nel proporzionale a Parma è blindata, il ministro risponde che “è una condizione assolutamente favorevole: non ho nessuna rimostranza da fare sulla collocazione”. “Ho letto su alcuni giornali – ha detto ancora Orlando sulla mancata candidatura sull’uninominale – che sarebbe una punizione perché non mi sono impegnato sufficientemente nella campagna per il ‘Sì’. Mi auguro che qualcuno lo smentisca, sia perché non sarebbe rispettoso del pluralismo, sia perché non è vero. Credo di essere uno dei ministri che dopo Renzi o Boschi ha fatto più iniziative per il Sì”.