È “di notevole allarme sociale il fenomeno del cosiddetto femminicidio, che è indice della persistente situazione di vulnerabilità della donna e di una tendenza a risolvere la crisi dei rapporti interpersonali con la violenza“. A rilevarlo è il Primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone nella sua relazione per l’apertura dell’anno giudiziario nell’Aula Magna della Suprema Corte, che sottolinea anche l’aumento dei reati per violenza sessuale e “per atteggiamenti persecutori verso il partner, ovvero stalking“.

Quest’anno alla cerimonia in Cassazione hanno partecipato non solo i vertici dello Stato, a cominciare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma anche una rappresentanza di studenti, alunni del liceo classico Alighieri di Roma, una novità voluta dal Csm. Tanti i temi toccati da Mammone nella sua relazione. In particolare, il Presidente ha denunciato l’esplosione del fenomeno delle baby-gang. È “allarmante” il fenomeno delle “aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei”, sottolinea Mammone, rilevando che “a fronte del moltiplicarsi dei casi di esplosione incontrollata di aggressività la risposta esclusivamente repressiva si rivela inefficace“. Per il suo “preoccupante sviluppo” la materia necessita di una “considerazione legislativa unificante” per evitare che la “parcellizzazione dei reati” determini “pene di modesta entità“.

Poi, per la prima volta, in primo piano tra “i dati significativi emergenti dalla concreta realtà giudiziaria”  è stato messo anche il tema dell’abuso dei media e dei social, per essere sottoposto alla “riflessione di tutti”. “L’abuso dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di partecipazione sociale messi a disposizione dalla Rete costituisce un fenomeno crescente e preoccupante – si legge nella relazione -. Da un lato è violato il diritto della collettività ad essere informata in maniera corretta, dall’altro sono messi in moto meccanismi di diffusione sociale delle notizie che possono arrecare, anche inconsapevolmente, danni a soggetti terzi”. Ad avviso di Mammone, “il fenomeno può essere contrastato validamente, oltre che con le tradizionali forme di tutela giudiziaria, con la prevenzione, contrastando l’abuso prima che si realizzi il danno”. “Deve pertanto aumentare la consapevolezza degli utenti circa i pericoli della disinformazione e deve incrementarsi mediante un appropriato monitoraggio la conoscenza delle fonti di abuso”.

Da parte del Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio arriva invece un monito ai magistrati: “Il pm svolgere indagini nel modo più ampio possibile” esercitando “responsabilmente i poteri di direzione delle indagini e delle forze di polizia (instaurando con esse un rapporto istituzionale, non personale e privilegiato) – prosegue Fuzio – e, quindi, di valutare il complesso delle investigazioni compiute e trarne le conclusioni”, archiviando “quando gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio” conclude.

Commentando i temi della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario il presidente dell’Anm, Eugenio Albamonte ha affermato con forza che “razzismo, fascismo, antisemitismo sono mostri del passato resuscitati dalle nuove tecnologie e si coniugano con il linguaggio d’odio e le fake news. Non a caso nella relazione del primo presidente della Cassazione, prima ancora della piaga dello stalking si parla del web, delle fake news e dei crimini informatici che attentano al portafoglio dei cittadini” ha aggiunto. La consapevolezza della magistratura dell’importanza di questa questione rappresenta “un bel passo avanti” ha concluso Albamonte.

I DATI – Sempre in affanno e ancora troppo lento il corso della giustizia in Cassazione, ma “la riduzione della durata media dei procedimenti è scesa per la prima volta sotto i tre anni”, tuttavia a fare da ‘tappo’ sono gli oltre undicimila ricorsi in materia fiscale che sopraggiungono ogni anno, per cui quasi il 50% dei processi in attesa di trattazione sono in attesa presso la Sezione tributaria. Sono questi i dati contenuti nella relazione per l’anno giudiziario del Primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone. Complessivamente, l’arretrato dei processi civili ammonta a 106.920 faldoni, un dato sostanzialmente invariato rispetto al 2016 che aveva registrato 106.862 ricorsi giacenti. Tutte le sezioni civili, a parte la tributaria, sono riuscite a smaltire più processi (21.176 rispetto ai 19.020 sopravvenuti), con un incremento di quasi l’11% più dell’anno scorso di procedimenti conclusi. Anche i magistrati fiscali hanno lavorato molto con un incremento di produttività di circa il 7%. Si attende l’arrivo di 50 magistrati ausiliari previsti dalla legge finanziaria del 2018 per arrivare a risultati deflattivi più consistenti.

Nel 2017 i magistrati in servizio incolpati per illecito disciplinare sono 156, sostanzialmente pari a quelli del 2016 (163), e anche la distribuzione geografica non si discosta da quella dell’anno precedente. Complessivamente il 59% dei magistrati incolpati esercita nei distretti del Sud. Nella sua analisi, il Procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha rilevato che “nelle sole regioni Sicilia e Campania, presta servizio il 30,8% dei magistrati incolpati, segue il Lazio nel Centro con il 10,3%, la Lombardia con il 5,1% si conferma come la regione del Nord che presenta la maggior parte dei magistrati incolpati”. Per quanto riguarda le ‘accuse’, il 47,6% delle incolpazioni si riferisce a violazioni del dovere di correttezza, il 38,6% della diligenza e quelle relative al comportamento al di fuori dell’attività giudiziaria rappresentano il restante 13,8% più del doppio rispetto a quelle rilevate nel 2016″. Questo ultimo tipo di illeciti sono raddoppiati, passando da 16 a 34.