Da Milano a Roma, vedremo se andata e ritorno. Stefano Parisi è il candidato “unitario” del centrodestra alle elezioni regionali nel Lazio. L’intesa, giunta al termine di una trattativa sfiancante (e logorante) durata mesi è stata trovata in giornata, annunciata dallo stesso leader di Energia per l’Italia e, con una nota congiunta, dai leader della coalizione Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa.

Resta in campo, per il momento, Sergio Pirozzi, sul quale in queste ore – raccontano fonti interne a Forza Italia – è in atto un pressing asfissiante affinché si ritiri o converga sul candidato ufficiale della coalizione. Il sindaco di Amatrice era stato convinto a scendere in campo per il Lazio proprio dagli esponenti regionali di Noi con Salvini, appoggiato dal Movimento Nazionale per la Sovranità di Francesco Storace e Gianni Alemanno. Oggi, però, è arrivato il dietrofront definitivo del Carroccio che, di fatto, ha scaricato l’ex allenatore del Trastevere, con il serio rischio di spaccare il partito fra la direzione centrale e quella del territorio laziale.

Parisi, che nel 2016 è stato candidato a sindaco di Milano per il centrodestra – sconfitto da Giuseppe Sala – in realtà è romano di nascita, sebbene la sua struttura politica nella Capitale sia ancora abbastanza limitata. Fra i registi dell’operazione, Donato Robilotta, consigliere regionale uscente dei Socialisti Riformisti – e craxiano convinto, come ama sottolineare – che e’ il referente territoriale dell’ex ad di Fastweb. A Energie per l’Italia sono stati assegnati tre collegi, “donati” da ciascuno dei principali partiti della coalizione, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Le difficili condizioni con cui si affronta questa corsa elettorale e i nodi ancora da sciogliere hanno sconsigliato ai partiti di discutere anche sull’eventuale ticket da vicepresidente.

“Stefano Parisi, romano – si legge in una nota congiunta dei leader nazionali della coalizione – offre la garanzia di una guida stabile e sicura, sganciata dai partiti anche se profondamente radicata nei valori liberali, cristiani, riformatori, della destra democratica”. Il diretto interessato, ha invece spiegato che Energie per l’Italia ha “un progetto di lungo periodo. Costruire un grande partito popolare, protagonista nella società, capace di mettere in rete le comunità” e che “una sfida al di fuori dalla coalizione avrebbe proposto gli evidenti rischi connessi alla poca visibilità mediatica nel breve periodo della campagna elettorale”.

“Si è trattato di una scelta difficile – spiega il candidato su Facebook – solo pochi giorni fa il Centrodestra, con una decisione incomprensibile, ci ha voluto escludere dall’apparentamento e oggi ci chiede di portare Energie PER l’Italia e me stesso a supporto della corsa per il governo della Regione Lazio. Anche in Lombardia Energie PER l’Italia sarà una forza determinante per il governo della Regione”.

“E’ una scelta difficile – prosegue – perché tanti di voi hanno lavorato per costruire le liste e la nostra presenza alle elezioni per Camera e Senato, divenuta ora incompatibile con la mia candidatura alla guida della coalizione nella Regione della Capitale. Abbiamo tuttavia deciso di accettare perché siamo un partito nuovo, costruito in solo un anno di lavoro e dobbiamo innanzitutto consolidare la nostra presenza in tutta Italia, nelle comunità, nei territori”.

“Per il centrodestra la Regione Lazio è solo una moneta di scambio per le elezioni nazionali – commenta la deputata del Partito democratico Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio –  In cambio della candidatura a governatore, Parisi ritira le liste del suo partitino da Camera e Senato, schierato contro il centrodestra dopo il mancato apparentamento. E’ quello che sta emergendo in queste ore”.

L’impressione di tutti gli osservatori – anche quelli coinvolti direttamente nella corsa elettorale – è che quella di Parisi sia una candidatura votata a sbrogliare un’impasse ormai irrisolvibile, generata dalle gelosie e dai dispetti personali fra le correnti ex missine (in primis) e forziste. “Un tappabuchi”, lo ha definito il deputato Pd uscente, Marco Miccoli, mentre Stefano Pedica, della direzione nazionale Dem, parla di lui come di un “milanese e romano a giorni alterni”.