A poco più un anno di distanza dalla tragedia dell’hotel di Rigopiano, in cui persero la vita 29 persone, la procura di Pescara è tornata a perquisire gli uffici della Regione Abruzzo, per acquisire nuovi atti utili all’inchiesta che sta cercando di stabilire le responsabilità dell’accaduto. Sono stati sequestrati tutti i verbali del Co.re.ne.va., l’ente di supporto alla Giunta regionale per le problematiche neve-valanghe. I magistrati vogliono conoscere tutti i responsabili del servizio prevenzione dal 1992 a oggi, sia di parte politica che amministrativa.

Nel 1999, infatti, fu lanciato il primo di una lunga serie di allarmi sul pericolo della zona, senza che venisse mai redatta la “carta valanghe”. Il 4 marzo 2003 ad esempio lo studio di due guide alpine viene acquisito dalla Commissione valanghe dopo un sopralluogo sul Monte San Vito adiacente al Monte Siella, quello sopra l’hotel distrutto nel gennaio 2017, nel quale si riferisce di “una condizione di pericolo FORTE in quanto il manto nevoso è debolmente consolidato e che il distacco di valanghe è probabile già con debole sovraccarico. Sono da aspettarsi valanghe medie ed anche singole grandi valanghe”. Allarmi e moniti che sono stati tutti ignorati. Nessun pericolo valanghe segnalato, nessun controllo. Ed è anche così che ai titolari del resort si rilasciarono i permessi nel 2006, nel 2007, nel 2008 e nel 2016 che non sarebbe stato possibile ottenere altrimenti. 

Un anno dopo e le persone indagate dalla procura di Pescara sono 23. Quattro i filoni d’inchiesta per fare luce sulle responsabilità di chi si occupò di attivare la macchina dei soccorsi, quelle su chi gestì l’emergenza neve che precedette la slavina. Ma anche ricostruire la catena delle autorizzazioni per la realizzazione del resort e chi avrebbe dovuto produrre la mai nata carta “pericolo valanghe. Le accuse, a seconda delle posizioni, vanno dall’abuso d’ufficio, al falso, agli abusi edilizi, fino al disastro e all’omicidio colposo.

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