Mentre il ministro Gian Luca Galletti minaccia di “commissariare” il Comune di Roma facendo decidere alla Regione Lazio il sito dove realizzare l’inceneritore o la nuova discarica per smaltire i rifiuti della Capitale, in provincia di Frosinone ben 35 sindaci del Partito democratico decidono di contravvenire agli accordi presi la scorsa estate, prorogando di almeno 2 mesi l’arrivo dei rifiuti da Roma nell’impianto provinciale e non votando lo stop all’allargamento della relativa discarica. Fra polemiche politiche, problemi di linguaggio istituzionale e decisioni contraddittorie, dunque è sempre più caos sui rifiuti nel Lazio.

LA VOTAZIONE CONTRARIA AL SAF
La vicenda di Frosinone è sintomatica. I 91 comuni della provincia ciociara, infatti, sono azionisti in parti uguali della Società Ambiente Frosinone spa, che gestisce il tmb di Colfelice, impianto progettato per accogliere circa 600 tonnellate di rifiuti al giorno. In realtà, gli ottimi risultati in termini di raccolta differenziata hanno portato la provincia di Frosinone a produrre in tutto 250 tonnellate al giorno. L’impianto, così, da alcuni anni accoglie ben 300 tonnellate prodotte dalla Capitale. Un sistema a cui la scorsa estate i comuni ciociari avevano detto no, determinano lo stop dei conferimenti a partire dal 1 gennaio 2018. Una delibera, tuttavia, non rispettata, perché lunedì scorso, durante l’assemblea dei 91 sindaci (ma erano presenti in 56) ben 35 primi cittadini, tutti appartenenti al Pd e al centrosinistra, hanno votato la proroga di 2 mesi dei conferimenti. Un provvedimento “a carattere temporaneo e straordinario”, a dire il vero vincolato alla realizzazione di un nuovo impianto – il cui progetto ancora non c’e’ – dimensionato alla ridotta produzione provinciale di rifiuti. La proroga, infatti, è giunta “al fine di garantire la continuità e l’equilibrio economico finanziario dell’azienda, individuando preventivamente tempi e quantitativi specifici”. Tradotto: bloccare i flussi provenienti da Roma avrebbe significato il dissesto economico per la Saf e il licenziamento di almeno metà del personale. Presidente della Saf spa, va ricordato, è Lucio Migliorelli, ex capo segreteria dell’attuale assessore regionale all’Ambiente, Mauro Buschini, il quale è anche uomo forte del Pd in Ciociaria. Ma non è tutto. La stessa assemblea avrebbe dovuto votare lo stop alla costruzione del quinto invaso per la discarica di Roccasecca, in via di esaurimento. L’impianto è di proprietà della Mad spa, di cui è amministratore delegato Valter Lozza, editore – Ciociaria Oggi, Latina Oggi, Il Romanista – dato per vicino al governatore Nicola Zingaretti. Al momento del voto, i sindaci del centrosinistra hanno lasciato l’aula facendo mancare il numero legale. Ovviamente, se il tmb continuerà a lavorare, dovrà farlo in qualche modo anche la discarica.

GALLETTI-RAGGI, NUOVO SCONTRO
Intanto, prosegue lo scontro istituzionale a tutti i livelli. D’altronde, il problema dei rifiuti a Roma ormai è noto. Non solo quando gli impianti vanno in sofferenza, la Capitale è costretta a portare l’indifferenziato fuori regione – vedi Abruzzo e Emilia Romagna – ma dal 2013, anno della chiusura di Malagrotta, la città non ha una discarica (o un impianto di incenerimento) in grado di smaltire l’immondizia non differenziabile. Così, bisogna servirsi di altri impianti fuori dal territorio. Questi i fatti, riscontrabili anche dalla delibera del fabbisogno stilata dalla Regione Lazio. Da qui, le differenti visioni fra il Governo nazionale e l’amministrazione capitolina a guida pentastellata. Il ministro Gian Luca Galletti, infatti, in una lettera alla sindaca Virginia Raggi pubblicata dal quotidiano La Repubblica annuncia, in sintesi, che se il Campidoglio non provvederà a indicare i siti idonei per la realizzazione dei nuovi impianti, la palla passerà alla Regione Lazio, un passaggio che qualcuno ha definito come una sorta di “commissariamento”. Una lettera a cui Raggi e la sua assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, hanno risposto ancora una volta parlando dei tre impianti di compostaggio per cui e’ stata richiesta l’autorizzazione. Impianti che, va ricordato, riguardano la differenziata e non l’indifferenziato. Un ragionamento contrario dunque, figlio dell’ambizione di arrivare, entro fine mandato, a un completo “riuso” del rifiuto cosi’ da potersi affrancare definitivamente da eventuali nuovi impianti. “Dopo decenni di piani basati su discariche e inceneritori – spiega non a caso Montanari – ci auguriamo che la campagna elettorale non blocchi, rallenti o tenti di deviare il nostro percorso verso una gestione efficiente e sostenibile dei materiali post-consumo”. “Ma quegli impianti sono assolutamente insufficienti”, ha ribattuto ancora Galletti, specificando che “l’iter della loro realizzazione appare ancora in fase embrionale e la localizzazione ancora in corso di concertazione con i municipi interessati”. “Viene il sospetto che l’attacco sia di natura politica”, ha quindi concluso la sindaca.