Le preoccupazioni relative alla diminuzione della fertilità maschile sono state evidenziate per la prima volta circa 25 anni fa e via via sono state confermate con studi e lavori scientifici che hanno attribuito questa diminuzione ai vari fattori inquinanti presenti nella nostra vita di tutti i giorni, al fumo, allo stress e all’obesità.

Lo scorso anno ha fatto scalpore uno studio, su Human Reproduction Update, che ha analizzato 7500 lavori pubblicati sul tema, e che ha dimostrato per la prima volta il declino consistente e continuo della capacità riproduttiva maschile, fenomeno presente soprattutto nei Paesi occidentali, suggerendo che le sostanze chimiche in commercio svolgono un ruolo importante in questa tendenza. Si può immaginare quanto argomento sia sempre più oggetto di studio da parte dei ricercatori, e più recentemente è stato pubblicato un lavoro che ha trovato un possibile effetto antiandrogeno di un comunissimo analgesico da banco l’ibuprofene.

Lo studio mostra che l’uso continuativo di questo farmaco può provocare uno stato di ipogonadismo compensato andando ad influire sul livello dell’ormone luteinizzante (Lh) prodotto dall’ipofisi, che ha la funzione di regolare le gonadi. Ovviamente l’allarme può essere considerato solo per quelle popolazioni, gli sportivi per esempio, che fanno un uso continuativo del farmaco come antidolorifico e a dosi elevate, nessun allarme per chi prende il farmaco a basso dosaggio e in maniera saltuaria.

L’importanza dello studio evidenzia però ancora una volta quanto può essere nocivo per la salute sessuale essere sottoposti in modo massivo ad agenti chimici di un certo tipo. Quindi ridurre l’utilizzo dei farmaci nei casi strettamente necessari, e solo quando prescritti da un medico, è una buona regola in generale.