Il Movimento Cinque Stelle in risalita ai livelli della scorsa estate. Il Partito Democratico mai così male negli ultimi dieci mesi e in calo di 0,3 punti percentuali rispetto a metà dicembre. E il centrodestra stabile attorno al 36 per cento ma lontano 47 seggi dalla maggioranza alla Camera. Mentre Liberi e Uguali viaggia sempre attorno al 6,4 per cento, lontana dall’obiettivo dichiarato di avvicinare il 10. Una situazione di stallo, sulla quale peseranno – secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos per il Corriere della Sera – gli spostamenti del 34% degli elettori che in questo momento ondeggiano tra l’astensione e l’indecisione sul partito da votare il 4 marzo. Quel che è certo, spiega Ipsos, è che gli annunci e le promesse ‘spot’ delle prime settimane di avvicinamento alle urne sono stati accolti con freddezza perché considerati “estemporanei” e “avulsi” da proposte organiche.

La fotografia scattata dall’istituto di sondaggi – che non contempla i seggi valdostani e il voto degli italiani all’estero – è comunque nitida. Il primo partito è il M5s con il 28,7% dei voti. Uno scatto dello 0,5 per cento rispetto a metà dicembre che amplia la forbice con il Pd, in calo di altri 0,3 punti e inchiodato appena sopra la soglia del 23%. La pattuglia di deputati dem potrebbe essere irrobustista grazie agli alleati di centrosinistra: Insieme e Civica Popolare viaggiano rispettivamente all’1,4 e 1,8 per cento. Una percentuale che, secondo le regole del Rosatellum 2.0, farebbe confluire i loro voti ai dem. E se dovesse concretizzarsi l’accordo con +Europa di Emma Bonino, in casa Pd entrebbe un altro 1,2 per cento di voti.

Comunque troppo poco per pensare di infastidire la coalizione di centrodestra, data da Ipsos al 35,9%. Al gradimento per Forza Italia (16,5) ormai stabilmente sopra il 16% da ottobre, bisogna aggiungere il 13,8% della Lega e il 4,7 di Fratelli d’Italia. E circa l’1 per cento delle liste che compongono Noi per l’Italia. A conti fatti, la coalizione ad oggi potrebbe contare su 269 seggi alla Camera, cento in più del M5s ma ancora 47 in meno della maggioranza assoluta di 316 deputati. Eppure, avverte l’istituto di Nando Pagnoncelli, non si può escludere uno scenario di maggioranza di centrodestra in virtù della “soglia implicita”, frutto del 40% dei voti validi e del 70 per cento di vittorie nei collegi uninominali.