Avversari del Partito democratico renziano alle Politiche e alle Regionali in Lombardia, ma pronti a trattare un’intesa nel Lazio, dopo gli appelli all’unità arrivati dal fronte dem e dai “padri nobili” Veltroni e Prodi. Se Liberi e Uguali di Pietro Grasso ha deciso di non sostenere Giorgio Gori, candidato del centrosinistra lombardo, al contrario cercherà la via dell’accordo con il governatore uscente Nicola Zingaretti. A deciderlo è stata l’assemblea di LeU Lazio, che ha dato mandato allo stesso leader Grasso – presente all’assemblea – di portare alcuni punti programmatici a un confronto con il presidente della Regione. “Una scelta incoerente rispetto alla strategia nazionale? Noi poniamo un problema di politiche, non di uomini. Se Zingaretti accetterà i punti che proporremo, lo appoggeremo”, ha replicato aIlFatto.it il presidente del Senato uscente. Ma se a Milano l’annuncio della corsa solitaria per LeU di Onorio Rosati è stato accolto tra acclamazioni e standing ovation dall’assemblea lombarda, a Roma l’unanimità su Zingaretti non c’è stata. E la discussione è proseguita con ritmi lenti. Grasso ha ascoltato per quasi tre ore gli interventi dei delegati laziali, prima di prendere la parola al termine dell’assemblea e ottenere l’incarico per portare avanti le trattative. In realtà, una conta interna alla lista di LeU è stata evitata: nessun voto, dopo le tensioni tra Mdp-Articolo Uno, Sinistra Italiana ePossibile (con i bersaniani aperturisti verso le alleanze regionali con il Pd, al contrario dei compagni di partito) e il rischio di una precoce spaccatura.
Ma se Grasso, Boldrini e lo stato maggiore di LeU spingono per siglare l’accordo, parte della base resta a dir poco scettica, tra militanti e delegati tutt’altro che convinti dell’operazione Zingaretti. Anche perché sarà pure previsto l’election day, tra Politiche e Regionali nel Lazio, il 4 marzo. “Come faremo in campagna elettorale a spiegare ai nostri elettori che il Pd è un avversario a livello nazionale, ma un alleato nel Lazio?”, c’è chi ha avvertito. E ancora: “Se bisogna essere alternativi, bisogna esserlo sempre, dalle Alpi alla Sicilia”. Altri ancora hanno bocciato in modo netto lo stesso operato del presidente, al di là delle strategie politiche: “Ha deluso”. In pratica, dopo Lombardia e Politiche, non pochi puntavano alla rottura anche nel Lazio. Al contrario, chi si è schierato per l’accordo in assemblea, ha ricordato le differenze tra il presidente della Regione Lazio e Renzi. Oltre ad evocare il pericolo destre: “Non possiamo fare un favore a Gasparri, o chi per lui. Un accordo è necessario”. E tutto lascia supporre, come confermano anche da LeU, che alla fine l’accordo si farà
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