Mesi di dubbi e indiscrezioni sulla trasparenza della compravendita del Milan ai cinesi. Ora l’inchiesta della procura di Milano rivelata da La Stampa, smentita però dal procuratore capo. E Marina Berlusconi che fornisce la versione della famiglia. “La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili due quotidiani controllati dal gruppo De Benedetti, lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità”, scrive la figlia dell’ex proprietario del club prima di chiedersi: “L’operazione è condotta peraltro, sarà un caso?, proprio nei giorni in cui Carlo De Benedetti è sulle prime pagine per presunte vicende di insider trading“.

La presunta indagine, dunque. “Bufera Milan, inchiesta sulla vendita”, titola La Stampa, dando notizia dell’interesse investigativo dei pubblici ministeri per la cessione della società a prezzo gonfiato e il successivo rientro di una “cifra sostanziosa”. Ipotizzato, si legge, il reato di riciclaggio. Una “nuova tegola giudiziaria sulla campagna di Berlusconi”, aggiunge il quotidiano. E la stessa notizia compare sul Secolo XIX.

La società rossonera è passata ad aprile 2017 dalle mani del leader di Forza Italia all’imprenditore cinese Yonghong Li: prima, durante e dopo il passaggio delle quote si sono susseguite diverse inchieste giornalistiche sulla reale consistenza finanziaria dello sconsciuto nuovo proprietario del club. Ora, secondo i due giornali, la procura di Milano starebbe provando a ricostruire se l’operazione è stata regolare. A metà mattinata è arrivata però la precisazione del procuratore capo Francesco Greco: “Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan”. “Non c’è un fascicolo, nemmeno a modello 45 – prosegue l’ex pm di Mani Pulite – Se un fascicolo esistesse lo avrei assegnato al nuovo dipartimento del dottor De Pasquale e ne sarei quindi informato”.

Secondo i quotidiani, invece, sarebbe proprio il pm Fabio De Pasquale ad avere in mano l’indagine dopo aver constatato che la vendita del club rossonera era avvenuta ad un prezzo di almeno 300 milioni di euro (su 720) superiore al reale valore della società. Da lì erano partite una serie di verifiche per accertare il percorso dei flussi finanziari. Infine, “in gran segreto, nei giorni scorsi, i pm – scrive La Stampa – hanno avviato un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio”.

“Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico e per chi di questi metodi da vent’anni è ostinato protagonista. La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili due quotidiani controllati dal gruppo De Benedetti lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità”, scrive nel pomeriggio Marina Berlusconi in una nota diffusa da Fininvest. “In tutta la lunga e complessa trattativa per la vendita del Milan – osserva – la Fininvest si è comportata con la massima trasparenza e correttezza, come conferma la stessa procura, avvalendosi della collaborazione di advisor finanziari e legali di livello internazionale”. Poi l’affondo contro De Benedetti: “L’uscita dei due quotidiani, in piena campagna elettorale, l’enorme spazio e i toni riservati ad una notizia che era già stata segnalata come falsa e che falsa è stata confermata dalla procura, non lasciano dubbi sulle reali intenzioni di questa operazione”. Un caso, prosegue la primogenita del leader di Forza Italia, che arrivi “proprio nei giorni in cui Carlo De Benedetti è sulle prime pagine per presunte vicende di insider trading” e cataloga poi come “una pessima pagina di giornalismo” l’apertura de La Stampa e sottolinea che “il giornalismo impegnato nella sacrosanta guerra contro le fake news, non merita di vedere la propria autorevolezza mortificata da chi, in redazione, utilizza notizie false per logiche di parte. L’antiberlusconismo acceca ancora fino a questo punto?”.

La Stampa, però, conferma quanto scritto in mattinata. Secondo il quotidiano torinese a coordinare l’inchiesta è il pm De Pasquale, lo stesso che in passato aveva indagato Berlusconi per la frode fiscale sui diritti tv ma che lo aveva anche difeso nella vicenda della scalata ostile di Vivendi a Mediaset. Voci sulla compravendita ne giravano da tempo – ricorda La Stampa – tanto che l’estate scorsa l’avvocato Niccolò Ghedini aveva consegnato in procura “i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese”. “Alla base dell’apertura dell’inchiesta avvenuta poche settimane fa – aggiunge – ci sarebbero nuovi documenti che dimostrerebbero esattamente il contrario”. “Da dove sia partita la svolta, al momento non è ancora chiaro – si precisa – una traccia, si deduce, che risalirebbe ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong“.