Sono 2.585 i cadaveri di civili recuperati da sotto le macerie di Mosul, sei mesi dopo la riconquista da parte delle forze irachene dell’ex roccaforte Isis in Iraq che lo Stato islamico aveva per  un periodo proclamato sua capitale. Lo ha detto il generale Mohammad al Jiwari, direttore della Difesa civile della città, annunciando la fine delle operazioni. La battaglia per la riconquista della città da parte della coalizione internazionale a guida Usa è durata dall’ottobre 2016 al luglio 2017.

Un’inchiesta realizzata nel dicembre scorso dall’Associated Press aveva concluso che tra i 9mila e gli 11mila civili erano rimasti uccisi a Mosul. Secondo la stessa inchiesta, la coalizione a guida Usa è responsabile dell’uccisione di almeno 3.200 di loro. Un altro terzo del totale è composto da vittime delle violenze dell’Isis, che ha portato avanti una strenua difesa costringendo anche gli abitanti a impugnare le armi o usandoli come scudi umani. Non è stato invece possibile stabilire di chi sia la responsabilità delle altre morti, in zone e quartieri martellati da bombardamenti aerei, esplosioni innescate dallo Stato islamico e colpi di mortaio lanciati da ogni parte.

A pesare sui civili è stato anche il lungo assedio a cui sono state sottoposte le aree controllate dagli uomini di al Baghdadi: un isolamento che ha provocato la drastica diminuzione dei beni di prima necessità e spinto gli abitanti – secondo testimonianze di aprile scorso – a nutrirsi mangiando cani e gatti. “Quello che rimane da fare – ha spiegato ancora il generale Jiwari – è il recupero dei cadaveri dei miliziani dell’Isis, un compito che spetta alla municipalità di Mosul. Ma per quel che riguarda i civili, abbiamo concluso le operazioni, basandoci sulle informazioni delle famiglie”.

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